Waste Watcher International Observatory

 Ideato e diretto dal prof. Andrea Segrè, l’Osservatorio Waste Watcher sullo spreco alimentare domestico, e sulle abitudini di acquisto gestione e fruizione del cibo, ha avviato nel 2013 le sue prime rilevazioni con SWG, progettando monitoraggi annuali sullo spreco alimentare domestico e le abitudini degli italiani in rapporto alla gestione e fruizione del cibo. Nel 2015 Waste Watcher è stato partner di EXPO offrendo strumenti utili di analisi e approfondimento del fenomeno dello spreco alimentare, con verifica del suo impatto a livello economico, sociale ed ambientale. Dal 2016 le analisi dell’Osservatorio si sono ampliate anche a temi collegati all’economia circolare e allo sviluppo sostenibile. Nel 2021 ha allargato il campo di osservazione a livello globale, in partnership tecnica con IPSOS, assumendo anche una nuova denominazione: Waste Watcher International Observatory on Food and Sustainability (WWIO).

 

L’Osservatorio si propone di fornire alla collettività strumenti di comprensione delle dinamiche sociali, comportamentali e degli stili di vita che generano e determinano lo spreco delle famiglie: un Osservatorio capace di generare conoscenza comune e condivisa, per orientare le politiche e le azioni di prevenzione dello spreco alimentare degli attori pubblici e privati. Waste Watcher è una ricerca realizzata con metodo scientifico, basata su opinioni e autopercezioni.

 

Studiare le cause sociali e comportamentali dello spreco consente di produrre conoscenza, cultura e supporto alla progettazione di azioni (pubbliche o private) finalizzate alla riduzione dello spreco alimentare delle famiglie.  Negli anni il lavoro di analisi puntuale e di monitoraggio periodico ha permesso di allargare il campo di osservazione sui temi collegati allo spreco alimentare domestico in un’ottica di economia circolare e sviluppo sostenibile. Waste Watcher è così diventato un punto di riferimento nazionale ed europeo sul tema, e strumento portante della Campagna Spreco Zero. I metodi utilizzati per l’individuazione delle unità finali sono di tipo casuale, come per i campioni probabilistici. Tutti i parametri sono uniformati ai più recenti dati forniti dall’ISTAT I dati sono ponderati al fine di garantire la rappresentatività rispetto ai parametri di sesso, età, macroarea di residenza e ampiezza demografica.

 

La notizia è “storica” per qualsiasi indagine sullo spreco alimentare domestico degli ultimi 10 anni: per la prima volta i dati monitorati nelle case degli italiani registrano un calo di circa il 25%. Lo annuncia l’Osservatorio Waste Watcher di Last Minute Market / Swg alle soglie della 7^ Giornata Nazionale di Prevenzione dello spreco alimentare, mercoledì 5 febbraio 2020, promossa dalla campagna Spreco Zero con il patrocinio dei Ministeri dell’Ambiente, della Salute e degli Affari Esteri. Il 66% degli italiani ritiene ci sia una connessione precisa fra spreco alimentare, salute dell’ambiente e dell’uomo, secondo i dati Waste Watcher 2020. E al momento di acquistare il cibo l’attenzione agli aspetti specifici del suo impatto sulla salute sono determinanti per 1 italiano su 3, il 36%. E ancora: 7 italiani su 10 si scoprono in piena consonanza con il “green new deal” e il 40% degli intervistati (ben 4 italiani su 10) dichiara di sentirsi vigile e sensibile rispetto alle esigenze dell’ambiente anche senza le sollecitazioni di movimenti come i “Fridays for future”. Mentre il 33%, un italiano su 3, si sente “raggiunto” dalla sensibilizzazione di questo movimento, che lo ha portato ad aumentare l’attenzione verso la sostenibilità nel quotidiano (16%) o perlomeno ad avviare una riflessione in merito (17%). Ma il 9% degli italiani si dichiara scettico sul tema. Lo spreco settimanale medio costa € 4,9 € a nucleo familiare per un totale di ca 6,5 miliardi € e un costo complessivo di circa 10 miliardi € che include gli sprechi di filiera produzione/distribuzione 2020, oltre € 3miliardi 293 milioni.  Cibo e salute sono il nuovo binomio strettamente “attenzionato” dagli italiani: una consapevolezza che diventa quasi plebiscito, perché quasi 7 italiani su 10 (il 66%) ritengono ci sia una connessione precisa fra spreco alimentare, salute dell’ambiente e dell’uomo: è sempre così’ per il 30% degli intervistati, lo è spesso per il 36% e solo talvolta per il 20%.

2019

Vale lo 0,88% del Pil lo spreco alimentare in Italia secondo il Rapporto Waste Watcher 2019: la stima è di oltre 15 miliardi €, per l’esattezza 15.034.347.348 € che sono la somma dello spreco alimentare di filiera (produzione – distribuzione), complessivamente stimato in oltre 3 miliardi € (3.176.032.413 €), ovvero il 21,1%  del totale, a fronte dello spreco alimentare domestico reale, cioè quello misurato nelle case degli italiani attraverso il test dei Diari di Famiglia, che rappresenta quindi i 4/5 dello spreco complessivo di cibo in Italia e vale 11.858.314.935 €. I dati sono stati diffusi in occasione della 6^ Giornata Nazionale di Prevenzione dello spreco alimentare, nella sede FAO di Roma, dal progetto 60 Sei ZERO dell’Università di Bologna – Dipartimento Scienze e Tecnologie Agroalimentari con il Ministero dell’Ambiente e la campagna Spreco Zero dello spin off Last Minute Market. Ancora una volta la fotografia dello spreco inquadra in primo piano le nostre case e le nostre abitudini di gestione del cibo: ma non è così per 4 italiani su 5: secondo il Rapporto Waste Watcher 2019, infatti, il 20% degli intervistati dichiara che si spreca soprattutto nel commercio (47%) e nel pubblico, dalle scuole agli ospedali, dagli uffici alle caserme (secondo il 27%). L’Osservatorio Waste Watcher dà conto anche dei provvedimenti utili a contrastare la questione dello spreco alimentare: più di 7 italiani su 10 ritengono che la via da percorrere sia quella dell’educazione alimentare (72%), il 26% propone packaging di nuova generazione e 1 italiano su 5 (20%) provvedimenti normativi con incentivi e sanzioni legati allo spreco del cibo.

2018

In occasione della 5^ Giornata Nazionale di Prevenzione dello spreco alimentare sono stati diffusi i dati del test Diari di famiglia, eseguiti attraverso il progetto Reduce del Ministero dell’Ambiente con l’Università di Bologna – Dipartimento di Scienze e Tecnologie Agroalimentari, nell’ambito della campagna Spreco Zero. Si tratta dei dati sullo spreco reale nelle case degli italiani, monitorati su un campione statistico di 400 famiglie di tutta Italia che hanno annotato, per una settimana, i riscontri quali-quantitativi del cibo sprecato. Dati reali e ‘certificati’, non dati percettivi come nel caso dei sondaggi. Lo spreco quotidiano pro-capite annotato nei Diari ammonta a 75,7g; lo spreco quotidiano pro-capite è stimato 100,1g; lo spreco settimanale pro-capite annotato nei Diari ammonta a 529,9g; lo spreco settimanale pro-capite verificato con il controllo della spazzatura è stimato 700,7g; il valore dello spreco alimentare pro-capite a settimana è di 3,76€; il valore dello spreco alimentare pro-capite annuale è 196€ (calcolo eseguito sul dato sottoposto a controllo della spazzatura); il valore dello spreco domestico nazionale è di 11.858.314.935€, che corrisponde allo 0,69% del PIL (PIL 2017 Valoria prezzi correnti fonte ISTAT).

2017

Secondo l’indagine Waste Watcher 2017 lo spreco annuale di cibo in Italia ammonta a ca 16 miliardi di euro, ovvero l’1% del Pil (rilevazione basata per la prima volta su test reali e non solo percettivi). Si spreca soprattutto nelle case: circa 145 kg di cibo all’anno per famiglia, ovvero il 75% dello spreco complessivo in italia per un costo di 360 € annui. Allo spreco domestico monitorato dall’Osservatorio Waste Watcher vanno sommate le perdite in campo (ca 1 miliardo e 25 milioni), gli sprechi nell’industria (ca 1 miliardo e 160 milioni) e nella distribuzione (ca 1 miliardo e 430 milioni). Si arriva così al valore di 15 miliardi e 615 milioni di spreco alimentare annuo, riferito all’anno 2015 (elaborazione Distal Università di Bologna e Last Minute Market su dati Borsa Merci Bologna).  Dalla nuova rilevazione Waste Watcher emerge una ancora insoddisfacente informazione dei cittadini sulla normativa antispreco entrata in vigore qualche mese fa (legge 166/2016). Solo 6 italiani su 10, infatti (il 59% degli intervistati) sanno che esiste una nuova legge dedicata al recupero e alle policies e pratiche antispreco. E addirittura il 90% degli italiani dichiara di non conoscere i contenuti del provvedimento, o di averne solo vaghe informazioni. Ulteriore area di indagine dei nuovi dati Waste Watcher riguarda uno degli strumenti chiave per la riduzione degli sprechi nella filiera del cibo: la family bag. L’interesse dei cittadini è davvero notevole: la family bag è giudicata opzione “valida” nella prevenzione degli sprechi per l’80% degli intervistati, efficace/funzionale per il 73%.  Waste Watcher registra nell’atteggiamento quotidiano verso gli sprechi un’Italia spaccata in due, ma anche una crescente attenzione al fenomeno: 1 italiano su 5 si dimostra addirittura “virtuoso”, il 57% mette in atto comportamenti di sensibilità e prevenzione degli sprechi (davvero attenti il 28%, attenti per necessita’ il 7%), mentre il 43% rimane incurante o manifesta comportamenti incoerenti (27%) e tout court spreconi (12%).  Intanto, la buona notizia di questa 4^ Giornata nazionale di prevenzione dello spreco è l’avvio in Italia di una iniziativa pionieristica che diventerà finalmente monitoraggio statistico. Si tratta dei Diari di Famiglia, l’esperimento lanciato attraverso la campagna Spreco Zero, realizzato adesso nell’ambito del progetto Reduce promosso da Ministero dell’Ambiente e Università di Bologna – Distal, con l’Osservatorio Waste Watcher. Da marzo  2017,  400 famiglie di tutta Italia (secondo un campione statistico) si sottoporranno a questo test per una settimana e annoteranno dettagliatamente su moduli prestampati tutto il cibo sprecato giorno per giorno, dettagliandone tipolo

2016

In occasione della 3^ Giornata nazionale di Prevenzione dello spreco alimentare, per l’Italia, Waste Watcher  -Osservatorio permanente sugli sprechi alimentari delle famiglie italiane – ha valutato uno spreco di cibo domestico pari a 8,4 miliardi di euro all’anno, circa 6,7 euro settimanali a famiglia per 650 grammi circa di cibo sprecato, un valore che si avvicina allo 0,5% del PIL italiano (Rapporto Waste Watcher 2015).  L’inchiesta Waste Watcher 2016  pone l’attenzione anche sugli imballaggi e sul loro ruolo nella lotta allo spreco alimentare: l’85% dei consumatori è consapevole dell’importanza dell’imballaggio per la conservazione o la deperibilità del prodotto ed il 56% dei consumatori è disposto a “pagare qualcosa di più per avere imballaggi che aumentino la probabilità di utilizzo del prodotto, riducendone di conseguenza lo spreco”. Viene segnalata l’iniziativa in atto del Diari di famiglia  che servirà a soppesare scientificamente lo spreco alimentare nelle case degli italiani, a monitorare le abitudini di acquisto e consumo, ad acquisire informazioni scientifiche sul fenomeno, aumentare la consapevolezza degli sprechi e avviare una campagna di sensibilizzazione che possa instaurare comportamenti più in linea con lo sviluppo sostenibile.

2015

Nel corso degli ultimi anni la sensibilità ambientale dell’opinione pubblica è cresciuta. La consapevolezza della tutela dell’ambiente come bene di tutti e della necessità di non ipotecare il futuro della terra si radica progressivamente. Nel 2015, in particolare, si osserva un livello di preoccupazione per la situazione ambientale in aumento; è un segnale di maggiore attenzione a quanto accade attorno a noi dal punto di vista dell’inquinamento, dello sfruttamento del territorio, dell’insalubrità del cibo. Si modifica anche l’attenzione che viene data al tema della tutela dell’ambiente.

2014

Il 91,3% degli intervistati considera il frigorifero un elettrodomestico adeguato alla buona conservazione dei cibi, anche se il 69,8% ritiene che potrebbe essere migliorato o con un display che avvisa quando i cibi stanno per scadere (il 61% degli intervistati) o con un sistemi di controllo delle temperature (il 75% degli intervistati). Il 41,2% degli intervistati dichiara di gettare qualche volta o spesso cibo conservato in frigorifero perché andato a male. Il 39% dichiara di gettare via il cibo dal frigo solo qualche volta, mentre l’11,9% spesso. 

2013

Più del 40% degli intervistati dichiara di buttare avanzi o cibo non più buono, il 14% lo fa almeno un volta a settimana. Le incidenze relative per ogni regione di residenza riflettono alcune differenze significative: in Campania solo il 47% non getta via cibo quasi mai, mentre in Liguria (68%) Sardegna (66%) e Lombardia (62%) tali percentuali risultano superiori al valore medio complessivo. Il valore medio complessivo di cibo gettato settimanalmente corrisponde a 213 grammi.

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