L’IA nel frigorifero: una nuova alleata contro lo spreco?
di Andrea Segrè
Cosa facciamo quando troviamo in frigorifero uno yogurt vicino alla scadenza o appena scaduto, un caspo di scarola avvizzito o degli spaghetti al pomodoro avanzati a cena? Fino a ieri guardavamo la data, annusavamo, assaggiavamo, magari cercavamo una ricetta. Oggi sempre più spesso facciamo un’altra cosa: chiediamo all’Intelligenza Artificiale.
È una delle anticipazioni più interessanti del nuovo Rapporto Waste Watcher International – Autunno 2026, che presenteremo il 29 settembre a Roma, in occasione della 7ª Giornata internazionale di consapevolezza sulle perdite e gli sprechi alimentari. Oltre un italiano su due, il 57%, dichiara di interrogare l’IA; il 21% lo fa con frequenza quando deve valutare la sicurezza di un alimento. E il 51% chiede agli assistenti virtuali ricette “svuota-frigorifero” per trasformare gli avanzi in nuovi piatti.
Fra i giovani il cambiamento è ancora più evidente: nella Gen Z il ricorso all’IA raggiunge il 72%. Sette ragazzi su dieci la consultano anche per orientarsi nelle scelte relative a consumo, conservazione e sicurezza alimentare.
È una buona notizia? Potenzialmente sì. Perché prevenire lo spreco significa prima di tutto avere l’informazione giusta nel momento in cui decidiamo se mangiare o buttare. E l’IA può trasformarsi in un potente strumento di prevenzione: suggerire come utilizzare ciò che abbiamo già, combinare ingredienti, interpretare correttamente le indicazioni di conservazione.
Ma proprio qui nasce un nuovo problema. Chi controlla ciò che ci consiglia l’algoritmo?
Un assistente virtuale non vede il nostro frigorifero, non conosce necessariamente la reale catena del freddo di un alimento né può verificare l’integrità della confezione. Una risposta apparentemente corretta può quindi diventare inappropriata quando riguarda la sicurezza alimentare. Per questo servono contenuti scientificamente verificati e strumenti certificati. È anche la ragione per cui mettiamo gratuitamente a disposizione Sprecometro, sviluppato da Last Minute Market, spin off accreditato dell’Università di Bologna, come possibile base informativa per le piattaforme di IA.
Il 29 settembre partiremo da qui, ma la domanda sarà più ampia. A dieci anni dalla legge Gadda, siamo davvero diventati meno spreconi? E soprattutto: riusciremo a raggiungere l’obiettivo 12.3 dell’Agenda ONU 2030, che per l’Italia significa scendere a 369,7 grammi di cibo sprecato a settimana per persona?
La rivoluzione digitale ci offre strumenti che dieci anni fa non esistevano. Adesso dobbiamo imparare a usarli. Perché l’Intelligenza Artificiale può aiutarci a non sprecare l’intelligenza più importante: quella con cui scegliamo ogni giorno il valore da dare al cibo.

