Conoscere le perdite alimentari per prevenirle: il progetto FOLOU
La sfida è rendere visibile ciò che si perde prima di arrivare sulle nostre tavole. FOLOU mette insieme ricerca, tecnologia e lavoro sul campo per comprendere, misurare e ridurre le perdite alimentari.
Di Arianna Dell’Olio, Giulia Stanzani, Andrea Nozzoli, Simone Amadori, Matteo Masotti, Matteo Vittuari
Ogni anno una parte del cibo destinato al consumo umano si perde prima ancora di arrivare sulle nostre tavole. È il fenomeno delle perdite alimentari, o food loss, che si verifica soprattutto nelle fasi della produzione primaria e precede quindi il momento in cui gli alimenti raggiungono i consumatori. Pur essendo strettamente legate allo spreco alimentare, le perdite hanno cause e dinamiche specifiche e richiedono strumenti altrettanto mirati. Proprio su questo ambito, ancora poco esplorato rispetto allo spreco, lavora FOLOU, progetto europeo nato per comprendere, misurare e ridurre le perdite alimentari attraverso ricerca, innovazione tecnologica e attività sul campo.
Affrontare il problema significa prima di tutto riuscire a definirlo con chiarezza. Uno dei contributi del progetto è stato quindi quello di costruire una base comune per distinguere le perdite alimentari da fenomeni vicini, riconoscerle nei diversi contesti produttivi e renderle più visibili. Si tratta di un passaggio essenziale: ciò che non viene identificato e misurato con precisione rischia infatti di rimanere fuori dalle strategie di prevenzione e dalle politiche pubbliche.
FOLOU segue un approccio multidimensionale e lavora lungo quattro direttrici: comprendere le cause delle perdite, misurarne l’entità e gli impatti, rafforzare le competenze degli stakeholder e favorire l’adozione di soluzioni capaci di prevenirle e ridurle. Le perdite possono infatti dipendere da fattori molto diversi: condizioni climatiche, caratteristiche dei processi produttivi, limiti tecnologici e logistici, standard di mercato, vincoli economici, comportamenti e modalità di coordinamento tra gli attori della filiera. Per questo non esiste una risposta unica, valida per ogni prodotto e territorio.
Una parte importante del lavoro è stata dedicata all’ascolto di agricoltori e professionisti dei sistemi alimentari nei diversi Paesi partner. Attraverso focus group e momenti di confronto, gli stakeholder hanno contribuito a individuare le cause più rilevanti nei diversi settori e a proporre soluzioni concrete. Il loro coinvolgimento permette di avvicinare la ricerca alla realtà quotidiana della produzione e di capire non soltanto quali misure potrebbero funzionare, ma anche a quali condizioni possano essere effettivamente adottate. Le indicazioni emerse alimentano inoltre il dialogo con le istituzioni europee e contribuiscono alla definizione di strategie più aderenti ai bisogni degli operatori.
Un secondo asse riguarda la misurazione. Il consorzio ha lavorato allo sviluppo di metodologie e strumenti per osservare e quantificare le perdite nei diversi contesti della produzione primaria, sperimentando anche tecnologie innovative e attività sul campo, come l’impiego di droni per la raccolta e l’analisi delle informazioni. Rendere disponibili dati più solidi e comparabili è fondamentale per comprendere le dimensioni del fenomeno, individuare i punti più critici e valutare l’efficacia delle soluzioni.
L’analisi prende in esame anche gli impatti delle perdite, guardando oltre la quantità di cibo che non raggiunge il consumo. Ogni prodotto perso porta con sé risorse naturali, lavoro, energia e valore economico utilizzati senza raggiungere lo scopo previsto. Il progetto considera quindi sia gli effetti diretti sia le conseguenze ambientali, economiche e sociali generate lungo e oltre la filiera.
FOLOU si avvicina ora alle sue fasi finali. L’attenzione si concentra sulla diffusione e valorizzazione dei risultati, perché le conoscenze, gli strumenti e le soluzioni sviluppati possano sostenere decisioni più consapevoli e tradursi in azioni concrete contro le perdite alimentari.
Fonte: https://lnkd.in/p/e3h45y5M

