IL PUNTO

Nessuno è uno scarto.

La povertà alimentare raramente è solo mancanza di calorie: è isolamento e vergogna. L’impegno di Cucine Popolari e la collaborazione con Last Minute Market.

di Roberto Morgantini

Recuperare è un verbo che a Bologna coniughiamo ogni giorno, insieme. Con Last Minute Market entriamo nelle scuole quando la campanella suona e i vassoi avanzano, nei supermercati prima che scatti l’ora della chiusura, nei forni quando il pane di ieri diventa troppo “vecchio” per il banco ma è ancora perfetto per sfamare.

Quello che per il mercato è eccedenza, per noi è possibilità. 

Possibilità che si traduce in 650 pasti gratuiti ogni giorno. Non numeri: volti. Mamme sole, anziani con la minima, lavoratori ai quali lo stipendio non basta più, studenti fuori sede. Persone che alle Cucine Popolari non trovano solo un piatto caldo, ma un posto a tavola. E lo trovano perché dietro ci sono donne e uomini che scelgono di esserci, senza prendere un euro.  Nessuno dei volontari delle Cucine Popolari viene retribuito. Il loro stipendio è lo sguardo di chi si sente di nuovo parte di qualcosa.

Spreco Zero non è uno slogan da convegno. È logistica alle 6 del mattino per ritirare la verdura, è celle frigo condivise, è bilance e tracciabilità, è burocrazia che si fa alleata e non ostacolo. È trasformare il “rifiuto” in diritto. Perché buttare cibo mentre qualcuno salta la cena non è solo un paradosso economico: è una ferita etica.

Il recupero insegna due cose. 

La prima: il cibo ha valore finché nutre, non finché sta sullo scaffale. 

La seconda: la povertà alimentare raramente è solo mancanza di calorie. È isolamento, è vergogna, è tempo sottratto a cercar lavoro o a studiare perché la testa è occupata da “cosa mangio stasera”. Un pasto garantito libera energie. Rimette in gioco.

Solidarietà, per noi, vuol dire sporcarsi le mani. Significa che la scuola che dona il suo surplus educa due volte: contro lo spreco e a favore della comunità. Significa che il supermercato che apre il retrobottega al furgone delle nostre Cucine fa impresa nel senso più pieno: crea valore sociale. Significa che il volontario che pela patate il martedì sera sta difendendo un’idea di città. 

In un Paese dove si sprecano ancora 67 kg di cibo pro capite l’anno, ogni teglia salvata è un atto politico. Non carità dall’alto, ma giustizia dal basso. Non assistenzialismo, ma alleanza. Alle Cucine Popolari non contiamo solo i kg recuperati. Contiamo le relazioni ricucite. E quelle, per fortuna, non hanno data di scadenza.

L’autore è il fondatore delle Cucine Popolari di Bologna.

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