L’era del packaging sostenibile
Un imballaggio eco-compatibile contribuisce anche alla riduzione dello spreco alimentare. Le iniziative nel settore del caffè.
di Giorgio Segrè e Maria Virginia Fato
La sostenibilità del packaging alimentare è diventato un tema centrale nel settore alimentare e industriale, poiché incide direttamente sulla quantità di rifiuti prodotti e riciclati e sull’impatto ambientale dei beni di consumo quotidiano.
Con “sostenibilità del packaging alimentare” si intende un concetto complesso, alla cui base c’è la progettazione volta a ridurre l’impiego di risorse non rinnovabili, limitare l’inquinamento e favorire il riciclo o il riutilizzo dei materiali.
Tra i materiali più utilizzati nel packaging c’è la plastica, apprezzata per la sua leggerezza, versatilità e capacità di garantire elevati standard di sicurezza e conservazione degli alimenti. Tuttavia, la gestione del fine vita di alcune tipologie di plastiche rappresenta una sfida importante, infatti una quota significativa dei rifiuti plastici finisce ancora nell’ambiente, contribuendo all’inquinamento di mari, fiumi e suoli.
Per rispondere a queste esigenze, negli ultimi anni si è assistito a un impegno sempre più concreto e diffuso sul design for recycling degli imballaggi, e anche allo sviluppo di soluzioni alternative e complementari, ad esempio fatte da carta o da bioplastiche da fonti rinnovabili vegetali (mais o canna da zucchero), imballaggi in carta e cartone riciclato e materiali compostabili in grado di degradarsi in condizioni controllate. Parallelamente, la ricerca sta esplorando soluzioni innovative come packaging commestibili o completamente biodegradabili.
Il Life Cycle Assessment (Lca)
Per valutare la reale sostenibilità di un imballaggio non è sufficiente analizzarne il materiale. È necessario considerare l’intero ciclo di vita del prodotto: dall’origine delle materie prime al consumo di energia nella produzione, fino al trasporto e allo smaltimento finale. Questo approccio prende il nome di Life Cycle Assessment (Lca) e consente di evitare soluzioni solo apparentemente ecologiche.
In questo contesto si inserisce il principio dell’eco-design, che consiste nella progettazione di imballaggi pensati fin dall’inizio per ridurre l’impatto ambientale. Ciò include la riduzione del peso e del volume dei materiali, la semplificazione delle confezioni e l’utilizzo di materiali facilmente riciclabili. Un esempio è la sostituzione di packaging multimateriale con soluzioni monomateriale, più semplici da conferire in raccolta differenziata e riciclare.
Oltre all’aspetto ambientale, il packaging deve garantire sicurezza, igiene e conservazione degli alimenti. Un imballaggio sostenibile contribuisce anche alla riduzione dello spreco alimentare, ad esempio prolungando la shelf-life dei prodotti o proteggendoli meglio durante il trasporto e la distribuzione. Quello della performance funzionale dell’imballaggio e della sua capacità di evitare lo spreco alimentare, è un aspetto che riguarda la sostenibilità nel suo complesso, ambientale, sociale ed economica, ed è sicuramente il primo fattore da considerare nella progettazione dell’imballaggio stesso.
In questa prospettiva, il packaging si inserisce in un approccio più ampio alla gestione delle risorse e alla circolarità, che coinvolge l’intera filiera alimentare. Accanto alla progettazione degli imballaggi, diventa sempre più centrale anche la fase di raccolta e riciclo dei materiali, in cui la collaborazione tra pubblico e privato gioca un ruolo fondamentale, insieme al coinvolgimento dei consumatori.
Il progetto Recap
Un esempio concreto di economia circolare avviato in Italia da Nestlé è costituito dal progetto Recap, nato dall’alleanza fondata da Nescafé Dolce Gusto e illycaffè, e partecipata da Essse Caffè e Caffè Borbone, per promuovere la raccolta e il riciclo delle capsule di caffè in plastica (che diventeranno imballaggio a partire dal 12 agosto 2026 per effetto del nuovo Regolamento Packaging) in diverse aree del Friuli Venezia Giulia, dell’Emilia Romagna e del Veneto. Grazie al coinvolgimento dei vari attori della filiera, le capsule esauste vengono raccolte e trasformate in nuove risorse.
Dal caffè al riso

Un’altra iniziativa rilevante è “Da Chicco a Chicco” di Nespresso, progetto di economia circolare che trasforma un chicco di caffè in un chicco di riso, rigenerando i materiali di cui è composta la capsula di caffè in alluminio. L’alluminio, materiale riciclabile infinite volte, viene trasformato in nuovi oggetti, mentre il caffè esausto può diventare compost per coltivare riso, che successivamente viene riacquistato da Nespresso e donato a Banco Alimentare e a Fondazione Progetto Arca.
Il tema della sostenibilità del packaging è stato inoltre approfondito in un panel dedicato, moderato da Luca Falasconi, professore dell’Università di Bologna presso il Dipartimento di scienze e tecnologie agro-alimentari. L’iniziativa si inserisce nel progetto “ReNest. Dalle radici al futuro. Un viaggio dentro al cibo”, sviluppato da Nestlé Italiana con il supporto di Last Minute Market, con l’obiettivo di approfondire i temi legati alla sostenibilità e alla riduzione degli sprechi alimentari.
All’incontro hanno partecipato anche Alessandra Fazio, presidente dell’Istituto Italiano Imballaggio, Barbara Del Curto del Dipartimento di chimica dei materiali e ingegneria chimica del Politecnico di Milano e Fiorella Perrucci del Centro Studi per l’economia circolare di Conai.
In conclusione, la sostenibilità del packaging alimentare rappresenta un elemento chiave nella transizione verso un modello di economia circolare, costruito facendo sistema lungo tutta la filiera, in cui innovazione, progettazione responsabile e consapevolezza ambientale contribuiscono a ridurre l’impatto complessivo del settore alimentare.

