MA IL RAPPORTO WASTE WATCHER RACCONTA UN’ITALIA A DUE VELOCITÀ: SE L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE È UN PREZIOSO ALLEATO ANTI-SPRECO, SOPRATTUTTO PER LE GIOVANI GENERAZIONI, L’ESTETICA SOCIAL SPINGE 1 ITALIANO SU 4 AD ACQUISTI IMPULSIVI DI CIBO “INSTAGRAMMABILE”, CHE DIVENTA SPESSO SCARTO ALIMENTARE. 

Ma c’è di più: nel decennale dall’approvazione della Legge Gadda n. 166/2016 e a soli 4 anni dal fatidico 2030 dell’Agenda ONU di sostenibilità, Waste Watcher International ha indagato quest’anno l’effetto della rivoluzione digitale sugli sprechi: scoprendo un’Italia a due “velocità” fra Intelligenza Artificiale e social-influencer, un impatto profondo e dicotomico che la rivoluzione digitale e i canali social esercitano sulla gestione domestica del cibo, agendo contemporaneamente come risorsa e come insidia. Se, infatti l’Intelligenza Artificiale appare come novità di rottura nelle pratiche antispreco delle giovani generazioni, trasformandosi nel consulente interattivo che oltre 1 intervistato su 2 ha l’abitudine di interrogare (il 57% dei cittadini), la consulta con frequenza costante sul piano della sicurezza alimentare ben 1 intervistato su 5 (il 21%), per verificare se un alimento scaduto da giorni sia ancora edibile. Inoltre, il 51% degli intervistati interroga gli assistenti virtuali per ricevere ricette creative capaci di svuotare il frigorifero riutilizzando gli avanzi, con un 16% di utilizzi costanti, e il 45% cerca algoritmi o strategie generali contro lo spreco, con il 15% di frequenza assidua. Questa tendenza registra picchi altissimi tra i nativi digitali: addirittura il 72% della Gen Z, 7 intervistati su 10, consultano l’IA per valutare la sicurezza dei cibi, una percentuale che scende al 63% nel caso dei Millennials, mentre le ricette svuota-frigo guidano le scelte del 57% della Gen Z e il 48% dei Millennials. «Un dato di alto interesse, che impone l’urgente verifica dei contenuti e delle policies digitali predisposti per gli algoritmi IA alla luce di strumenti scientifici validati e affidabili, adeguati a proteggere la salute di chi si affida alle loro risposte prima di consumare alimenti che sono ufficialmente scaduti – sottolinea ancora Andrea Segrè – In questa direzione mettiamo sin d’ora a disposizione gratuitamente la app Sprecometro dell’Università di Bologna come strumento base per i contenuti delle piattaforme IA. Algoritmi standardizzati non possono infatti valutare lo stato reale della catena del freddo o l’integrità della confezione, col rischio di generare indicazioni inappropriate». 

L’altra faccia della medaglia digitale, tuttavia, sembra spingere in direzione opposta alla prevenzione degli sprechi: l’estetica effimera dei canali social introduce dinamiche di consumo inedite e che non remano in direzione della sostenibilità, spingendo più di 1 italiano su 4 (il 27% del campione intervistato) ad acquistare un alimento insolito, un ingrediente di tendenza o un prodotto caratterizzato da un packaging spiccatamente instagrammabile con il solo obiettivo di fotografarlo, condividerlo online o provarlo per curiosità, per poi lasciarlo scadere o utilizzarlo soltanto in minima parte. Questa tendenza si manifesta in forma occasionale (“qualche volta” per il 25% degli intervistati) e solo nel 2% dei casi con frequenza costante, ma assume i contorni di una precisa ed evidente faglia generazionale, coinvolgendo il 37% dei giovani della Gen Z e il 36% dei Millennials, a fronte di una percentuale decisamente più contenuta tra la Gen X (26%) e dei Boomer (18%). «Il cibo – osserva Andrea Segrè – in questo modo viene svuotato del suo valore reale e nutrizionale, per diventare un voluttuario strumento di comunicazione “usa e getta” e trasformarsi rapidamente in rifiuto organico» da smaltire.

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