REPORTAGE

Cala lo spreco, filiera soddisfatta

Si avvicina l’obiettivo 2030 ma la strada è ancora lunga. Dai sostenitori storici appoggio pieno alla Campagna Spreco Zero.

di Gianni Gnudi

L’essere scesi sotto i 500 grammi settimanali di spreco alimentare (493,7 il dettaglio) crea un clima positivo alla 7a Giornata internazionale di consapevolezza delle perdite e sprechi alimentari e alla presentazione romana dei nuovi dati dell’Osservatorio Waste Watcher. 

Si prende atto di una maggiore consapevolezza del consumatore medio, di un andamento e di una tendenza virtuosa e dell’avvicinamento dell’Italia al target 12.3 degli obiettivi di sostenibilità dell’Onu, fissato nella soglia-obiettivo 2030 di 369,73 grammi settimanali. 

Un quadro più roseo che soddisfa la filiera e i sostenitori storici della Campagna Spreco Zero che, quasi all’unisono, invitano a non mollare la presa, a rimanere sul pezzo poiché, seppur in miglioramento, ancora oggi ogni italiano getta nella spazzatura 112 € l’anno, nel complesso qualcosa come 6 miliardi di euro.

No agli acquisti impulsivi 

«Quella che stiamo combattendo – sottolinea Lino Stoppani, vicepresidente di Confcommercio – è una battaglia di civiltà. Lo stesso presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha ricordato che il cibo è diventato un’arma geopolitica. Ergo lo spreco va limitato, perché l’obiettivo 2030 non è ancora così vicino. Servono buone pratiche: assaggiare, congelare, riutilizzare, donare. Ma soprattutto occorre stare alla larga dall’estetica social e dagli acquisti impulsivi, vere e proprie anticamere dello spreco. Crediamo nella logica dell’educazione e come Confcommercio continuiamo a sostenere convintamente la Campagna Spreco Zero».

Lavorare sulla Generazione Z 

Sulla stessa lunghezza d’onda Marco Defila, segretario generale di Federalimentare che, oltre a rimarcare positivamente il calo dello spreco, ricorda che la crisi economica si fa sentire ed evidenzia che «il 10% degli italiani fa un pasto proteico ogni tre giorni». «Occorre – continua – lavorare maggiormente sulla Generazione Z, sensibile ma non ancora così efficace nella lotta antispreco. Saranno i giovani ad aiutarci: è necessario entrare nei loro algoritmi per essere efficaci e per dare un futuro alle politiche di risparmio delle risorse. Quelle irrigue in primis: parliamo di cibo ma non scordiamoci che le prossime guerre potrebbero esser proprio quelle per l’acqua».

L’incognita intelligenza artificiale 

Incisiva l’analisi di Mauro Lusetti, presidente di Conad, uno dei primi sostenitori della Campagna Spreco Zero. «Cresce la sensibilità ambientale e la volontà di non sprecare, eppure in quest’epoca revisionista in cui la principale potenza economica mondiale, gli Stati Uniti, ha appena bloccato il proprio programma ‘verde’ e risollevato i combustibili fossili, il rischio di vanificare i progressi effettuati è concreto. Dal nostro osservatorio di grandi distributori notiamo due tendenze che possono incidere sullo spreco. La prima è la riscoperta delle piccole superfici, dei negozi di prossimità, legata all’aumento della popolazione anziana. Fenomeno che porta con sé un aumento della frequenza degli acquisti e una diminuzione del valore della singola spesa. Il secondo fenomeno, in piena evoluzione, è l’impatto dell’intelligenza artificiale sui giovani, che sempre più si appoggiano a questo supporto per effettuare le loro scelte. L’Ia si frappone fra consumatore e distributore, non in maniera neutra. Per questo serve un controllo ‘democratico’ di questo strumento».

Agricoltori da rivalorizzare 

Il mondo agricolo, compatto, esprime forte preoccupazione per i cambiamenti climatici che incidono direttamente sulla produzione e sulle perdite in campo, sprechi diversamente contabilizzabili ma comunque fortemente negativi. 

«Gli agricoltori – evidenzia Luca Brondelli di Brondello, vicepresidente di Confagricoltura – sono le prime vittime di un clima sempre meno prevedibile e gestibile. Se è vero che alcuni fenomeni sono difficilmente controllabili, è altrettanto vero che alcune azioni sono fattibili. Ad esempio, occorre ridurre la distanza fra i prodotti ancora buoni e quelli non più commercializzabili». 

A Brondelli fa eco Cristiano Fini, presidente di Cia-Agricoltori italiani. «Vedo il bicchiere mezzo pieno per quanto riguarda la lotta allo spreco, con una maggiore, generalizzata consapevolezza. Certo sul fronte primario la situazione è complessa con molte imprese agricole in grande difficoltà. E col tracollo degli agricoltori ci perdono tutti. La crisi climatica incide direttamente sulla qualità dei prodotti e sul consumo dei freschi. Occorre fa capire il valore di queste produzioni, cosa possibile con una vera educazione alimentare, che continuiamo a chiedere a gran voce». 

Educazione alimentare che sostiene anche Tommaso Battista, presidente di Copagri. «Come associazione abbiamo diversi progetti di formazione in itinere ma serve una rete strutturata e adeguata in grado di incidere concretamente. Analogamente nei processi di recupero del cibo e di limitazione dello spreco: la legge Gadda del 2016, che promuove il recupero e la donazione delle eccedenze e concede sgravi fiscali a chi opera in tal senso, è senz’altro uno strumento importante, che va ulteriormente potenziato».

La ricchezza dell’alimentazione 

Il sostegno pieno alla Campagna Spreco Zero arriva anche dal mondo delle imprese. Per Gabriele Longanesi, amministratore unico di Natura Nuova, «noi viviamo della ricchezza della nostra alimentazione e solo comprendendo questo concetto si può sperare in una diminuzione degli sprechi. In questo il ruolo dell’Osservatorio Waste Watcher e della Campagna Spreco Zero è strategico. Come impresa a stretto contatto con le diverse fasi della filiera possiamo cercare di promuovere un’alimentazione sana, spingere un’agricoltura di precisione che porti a un utilizzo più oculato delle risorse e lavorare a percorsi di smaltimento virtuosi, insieme alla grande distribuzione».

Dimenticare l’estetica, valorizzare il contenuto 

Chiude il cerchio Cinzia Fontana, responsabile ricerca e sviluppo di Fruttagel. «Continua il nostro impegno per dare un valore reale al prodotto, dimenticando l’estetica e valorizzando il contenuto. Siamo concentrati su un progetto di trasformazione dell’ortofrutta in vellutate che consente il recupero di ingenti quantità di prodotto ancora pienamente commestibile e di qualità. Crediamo fermamente nel recupero della dieta mediterranea e ci impegniamo per diffondere il messaggio: da ormai dieci anni abbiamo un attivato un percorso di educazione alimentare nelle scuole. Con grande soddisfazione».

Articoli recenti

Press Area

Torna in alto