Il percorso virtuoso della logistica solidale
La sfida è trasformare il concetto di eccedenza da problema a risorsa. Bologna pioniera.
di Maria Virginia Fato
Il progetto di logistica solidale nasce come una risposta concreta alla prevenzione e al contrasto dello spreco alimentare, intervenendo in una situazione particolare della filiera agroalimentare, quello in cui l’offerta supera la domanda, generando una crisi di mercato.
Ma cosa significa concretamente una crisi di mercato?
Si verifica quando l’incontro tra domanda e offerta non consente agli agricoltori di ottenere un prezzo adeguato al prodotto finito, come una zucchina, un pomodoro o un cocomero. Un prezzo che dovrebbe almeno coprire i costi sostenuti per la produzione, ovvero il personale specializzato, i macchinari necessari alla coltivazione e alla gestione dei terreni, l’acqua, i fertilizzanti, i concimi, il carburante e tutte le altre risorse indispensabili per portare il prodotto dal campo al consumatore finale.
La situazione diventa critica quando il prezzo di mercato scende al di sotto delle soglie di sostenibilità.
La prima barriera è rappresentata dal prezzo minimo riconosciuto dall’Unione europea, un riferimento fondamentale affinché l’imprenditore agricolo possa continuare a svolgere la propria attività in condizioni economicamente sostenibili. Purtroppo, nei casi più complessi, il prezzo di vendita può arrivare a essere persino inferiore ai costi di produzione. Quando questo accade, il rischio è duplice: da un lato la perdita economica per gli agricoltori, dall’altro l’aumento degli sprechi.
Evitare gli sprechi
I prodotti ortofrutticoli, infatti, hanno una shelf-life molto breve e un’eccedenza non gestita può trasformarsi rapidamente in merce invenduta e quindi sprecata.
La logistica solidale nasce proprio per evitare questo scenario: invece di immettere sul mercato prodotti che rischierebbero di non essere adeguatamente valorizzati, gli agricoltori possono destinarli gratuitamente alle persone in difficoltà, ottenendo il riconoscimento del 100% del valore della merce donata dalla stessa Unione europea. Un modello virtuoso che unisce sostenibilità economica, sociale e ambientale.
Il progetto è stato avviato a Bologna grazie alla collaborazione tra Last Minute Market, con il contributo dell’Università di Bologna attraverso il Dipartimento di Scienze e Tecnologie Agro-Alimentari, e il Centro Agroalimentare di Bologna (Caab).
Due volte alla settimana, il martedì e il giovedì, presso il Caab possono essere raccolte le eccedenze ortofrutticole disponibili di prima qualità (appartenenti alla I e II categoria). I prodotti vengono successivamente redistribuiti agli enti caritatevoli che hanno aderito all’iniziativa.
In qualità di ente primario della rete troviamo la Provincia S. Antonio dei Frati Minori – Antoniano, insieme alle Cucine Popolari come ente secondario. L’obiettivo per il futuro è ampliare ulteriormente la rete della logistica solidale, coinvolgendo altri territori della regione, a partire dalla provincia di Modena.

I primi incoraggianti risultati
Nei primi quattro mesi di attività sono state distribuite diverse pedane di kiwi Zespri Gold, cipolle rosse, pere Abate e Kaiser, susine Early Queen e pesche nettarine, per un totale di 19.154 kg di prodotti ortofrutticoli.
In questo modo è stato possibile risparmiare oltre 12 milioni di litri d’acqua (un volume equivalente a circa cinque piscine olimpioniche o al consumo idrico domestico giornaliero di circa 96.000 persone); quasi 9 tonnellate di CO2 eq (pari alle emissioni generate da circa 72.000 km percorsi in automobile o all’assorbimento annuale di circa 430 alberi); circa 6.300 mq di suolo agricolo (superficie paragonabile a quella di un campo da calcio).
Questi numeri raccontano come la prevenzione dello spreco alimentare possa trasformarsi in una vera leva di sostenibilità. La sfida della logistica solidale è trasformare il concetto di eccedenza da problema a risorsa, da prodotto invenduto a un bene condiviso, grazie alle buone azioni di tutti.

