IL PUNTO

Cooperazione, instancabile esercizio di cura collettiva

Ridurre perdite e sprechi per rafforzare sicurezza alimentare e sostenibilità: il caso dell’Africa.

di Biagio Di Terlizzi

Come sa bene chi legge questo magazine, il 13,2% del cibo nel mondo si perde dopo il raccolto e prima della vendita al dettaglio, mentre un ulteriore 19% viene sprecato nelle case, nei ristoranti e in generale nella distribuzione. Perdite e sprechi che sono peraltro responsabili di circa l’8-10% delle emissioni globali di gas serra. 

In Africa, continente al centro di queste sfide urgenti che intrecciano sicurezza alimentare, cambiamento climatico, crescita demografica, disponibilità di acqua e resilienza delle filiere, il problema principale non è lo spreco nel piatto, ma ciò che si perde lungo il percorso dal campo al mercato. In assenza di infrastrutture adeguate per le fasi di stoccaggio, raccolta e trasformazione, molte filiere del continente raggiungono perdite pari anche al 30-40%.

Ridurre queste perdite aumenterebbe significativamente la disponibilità di cibo senza necessariamente espandere le superfici coltivate, ma non solo: si sosterrebbero allo stesso tempo i piccoli produttori riducendo lo spreco di risorse quali acqua, suolo ed energia. Ogni alimento perso porta via con sé risorse naturali, lavoro e valore economico che non arrivano alle comunità locali.

Food is never waste

È in questa prospettiva che si inserisce il contributo della Cooperazione italiana e di Ciheam Bari, impegnati nel rafforzamento delle Coalitions of Action promosse nell’ambito del Food Systems Summit delle Nazioni Unite, in particolare “Food is Never Waste”, con il ruolo cruciale dell’Università di Bologna. Un’iniziativa che mira a rafforzare il posizionamento internazionale del Sistema Italia sulla sicurezza alimentare, valorizzando le nostre esperienze nazionali a sostegno delle decisioni di Paesi terzi nel Mediterraneo e in Africa.

La definizione di soluzioni contestualizzate viene discussa e decisa in partnership con gli stati africani attraverso percorsi partecipativi, tavoli di confronto multilivello fra istituzioni, settore privato, società civile e comunità locali, che vengono coinvolti nell’individuazione dei bisogni, delle priorità e degli interventi più adatti ai diversi contesti. Dati affidabili, coinvolgimento delle istituzioni locali, formazione degli operatori delle filiere, raccomandazioni a misura di paese e iniziative pilota sono elementi essenziali per costruire politiche efficaci e replicabili. In Tunisia questo approccio è stato applicato nel quadro della coalizione “Food is Never Waste” attraverso un percorso di ricerca-azione nei ristoranti universitari, basato su diagnosi dei livelli di spreco, co-progettazione degli interventi e coinvolgimento diretto di istituzioni, personale delle mense e studenti.

Investimenti mirati

Investire in infrastrutture post-raccolta, dati, competenze, acqua, logistica e trasformazione locale significa produrre in modo più efficiente e con maggiore qualità, riducendo lo spreco di risorse e rafforzando la sicurezza alimentare. Come Ciheam Bari e Sistema Italia, crediamo che la conoscenza sia un seme prezioso e fragile, da custodire e coltivare con estrema attenzione. La cooperazione è proprio questo: un instancabile esercizio di cura collettiva per far crescere questi semi, moltiplicando i frutti della sicurezza alimentare per tutte le comunità.

L’autore è direttore del Ciheam di Bari

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