IL CASO/1

FoodCost svela i costi nascosti dei sistemi alimentari.

Concluso il progetto Horizon che in quattro anni ha coinvolto 150 esperti e definito uno scenario dei sistemi europei al 2050. Risultati accessibili su un sito dedicato.

di Giulia Lombardo, Valeria Musso, Yu-Chia Chen, Matteo Vittuari

Il 23 aprile si è tenuta la Conferenza finale del Progetto Horizon Europe FoodCost, dal titolo “Advancing True Cost Accounting in Food Systems” (lett. Promuovere l’avanzamento del True Cost Accounting per i sistemi agroalimentari). Un traguardo importante per un’iniziativa che, dal 2022, ha lavorato allo sviluppo di metodologie per la misurazione dei costi nascosti dei sistemi alimentari. 

Il progetto internazionale parte dall’evidenza che il costo del cibo non riflette il suo reale valore. Dietro la produzione e il consumo di ogni alimento si celano esternalità ambientali, sociali ed economiche che ricadono sulla collettività senza venire contabilizzate. FoodCost ha lavorato su questo tema, adottando una metodologia innovativa con un approccio sistemico, il True Cost Accounting (TCA), sviluppata e applicata per identificare, analizzare e monetizzare i costi e i benefici generati da ciascun segmento della filiera agroalimentare. Il TCA, infatti, si distingue tra gli approcci scientifici di calcolo delle esternalità, per la sua forte innovatività. La metodologia non si limita a calcolare le esternalità negative – ossia i costi derivanti dagli impatti negativi – ma si pone l’obiettivo di integrare anche quelle positive, ovvero i benefici, con un approccio che integra le dimensioni ambientali, economiche e sociali.

Tre pilastri 

Il progetto, in questi quattro anni, si è sviluppato su tre pilastri: la costruzione di una metodologia armonizzata e di un database unico per il calcolo di costi e benefici lungo la filiera; lo sviluppo e l’identificazione di strategie di internalizzazione delle esternalità attraverso modelli di business e strumenti di policy; e, infine, la definizione di un framework per la valutazione dell’impatto di diverse politiche e cambiamenti comportamentali, attraverso lo sviluppo di scenari futuri di internalizzazione delle esternalità. Su quest’ultimo fronte si è concentrato il contributo del Dipartimento di Scienze e Tecnologie Agroalimentari (Distal), che ha presentato i risultati di un lavoro che combina processi partecipativi e modellazione macroeconomica. 

Per integrare la dimensione qualitativa della ricerca, sono stati coinvolti oltre 150 esperti, cui è stato chiesto di immaginare il futuro dei sistemi alimentari europei al 2050. Questo ha condotto alla definizione di tre scenari che mettono a confronto strumenti politici di diversa intensità – come etichettatura e campagne di sensibilizzazione, imposizione di tasse alla produzione o al consumo, divieti all’uso dei pesticidi più dannosi in agricoltura – e li combinano con possibili cambiamenti nelle abitudini alimentari dei cittadini europei. Gli impatti sull’ambiente, sull’economia e sulla salute di questi scenari sono stati analizzati e quantificati attraverso modelli macroeconomici, sviluppati con la collaborazione scientifica dell’Università di Wageningen ed EuroCare.

I potenziali impatti 

I risultati di questo studio riflettono quindi le complessità del tema e i potenziali impatti di queste misure sull’economia (ad es. guardando ai prezzi dei prodotti agricoli e alimentari, ai volumi di produzione e al commercio), sull’ambiente (emissioni di gas serra, inquinamento dell’acqua e biodiversità) e sulla società (qualità della dieta, salute pubblica, sicurezza alimentare e riduzione degli sprechi). Tra le misure studiate, quelle orientate ai consumatori – come la tassazione sul consumo di carne rossa – si dimostrano le più efficaci nel ridurre le esternalità legate alla salute. Diversamente, gli scenari che applicano misure più restrittive sui produttori risultano essere quelle più efficaci nell’internalizzare le esternalità ambientali. Tra i risultati più rilevanti, si può evidenziare come gli scenari che combinano strumenti e misure sia sulla produzione che sul consumo con livelli di coercizione differenziata, tendono ad avere, invece, un impatto maggiore e contribuiscono ad una riduzione più ampia dei costi esterni totali. 

Dall’analisi qualitativa emergono anche ostacoli sistemici da superare per garantire la transizione: l’accettabilità delle misure da parte della società e degli attori coinvolti, squilibri di potere lungo le filiere, cooperazione insufficiente tra gli attori, costi di transizione elevati per gli agricoltori. Nessuna strategia o politica considerata in modo isolato è in grado di internalizzare tutte le esternalità, e quindi si suggerisce l’esigenza di approcci integrati, capaci di combinare misure diverse.

La divulgazione dei risultati 

Per rendere i risultati dello studio accessibili è stato sviluppato il FoodCost Visualizer Tool, disponibile al sito: https://scenarios.foodcost-project.eu/. Si tratta di uno strumento interattivo che traduce i dati della ricerca in informazioni comprensibili e visualizzabili in modo sistematico, pensato per rendere accessibili i risultati a ricercatori, decisori politici e aziende agroalimentari. 

Comprendere il vero valore del cibo non rappresenta un mero esercizio teorico, ma una sfida concreta e ormai imprescindibile, che richiede il coinvolgimento attivo di tutti gli attori della filiera agroalimentare. La partecipazione di rappresentanti delle istituzioni europee e di importanti aziende del settore alla conferenza finale di FoodCost dimostra come l’interesse verso questi temi sia oggi vivo e reale. In questo scenario, il True Cost Accounting può contribuire a costruire politiche e strategie basate su evidenze scientifiche, accompagnando la transizione verso sistemi alimentari più sostenibili, equi e resilienti per le generazioni future.

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