REPORTAGE 

Spreco, l’obiettivo 2030 è un po’ più vicino 

Presentazione a Roma del Rapporto “Il caso Italia 2026” dell’Osservatorio Waste Watcher. I dati sullo spreco migliorano. Segrè, direttore scientifico dell’OWW: «Segnali positivi, ma occorre non mollare la presa: il target dell’Agenda Onu è ancora lontano». Produzione, industria e ristorazione a confronto. Sara Segantin ambasciatrice 2026 della Campagna Spreco Zero.

di Gianni Gnudi

Dopo la battuta d’arresto dello scorso anno lo spreco alimentare torna a scendere. I dati migliorano e il quadro che esce dal Rapporto “Il caso Italia 2026”prodotto dall’Osservatorio Waste Watcher International, in collaborazione con Università di Bologna/Distal e Ipsos, presentato a Roma in occasione della 13a Giornata nazionale di Prevenzione dello spreco alimentare del 5 febbraio 2026, appare meno fosco. 

L’Osservatorio evidenzia che nel 2025 sono stati gettati ogni settimana 554 grammi di cibo, dato in calo di oltre 10 punti percentuali rispetto al 2024. Ma valore di assoluto impatto: si tratta di oltre 13 miliardi e mezzo di euro di cibo sprecato in Italia nell’intera filiera, pari a oltre 5 milioni di tonnellate. Oltre sette miliardi di questi sono rappresentati dallo spreco domestico.  

I dettagli su chi sale e chi scende nella negativa classifica dello spreco, sulle diversità geografiche e sul confronto generazionale li snocciola Luca Falasconi nell’articolo specifico in questo numero del Magazine. 

Intanto il direttore scientifico dell’Osservatorio Waste Watcher, Andrea Segrè, incassa positivamente l’inversione di tendenza ma ammonisce a non mollare la presa. «Il Report quest’anno fornisce segnali positivi, ma l’obiettivo 12.3 dell’Agenda Onu, ‘solo’ 350 grammi di spreco settimanale entro il 2030, è ancora lontano. Serve una sorta di patto generazionale, poiché la sfida dello spreco alimentare non si vince contrapponendo le generazioni, ma mettendole in relazione. I boomers oggi sono la locomotiva della prevenzione, mentre la generazione Z è più fragile sul piano organizzativo ma possiede un capitale decisivo: la padronanza degli strumenti digitali e la disponibilità al cambiamento. Lo spreco non è solo una questione di consapevolezza, ma di competenze condivise: e il futuro passa dalla capacità di farle circolare tra le generazioni». 

Andrea Segrè

L’approccio francescano 

Un messaggio forte che si sposa con il ragionamento ‘alto’ del poeta Davide Rondoni, presidente del Comitato per le celebrazioni degli 800 anni della morte di San Francesco, che ha aperto la giornata romana: «Chi ama molto non spreca. Si impara a non sprecare se si ha l’idea della vita come alternativa allo spreco. E se la vita non è uno spreco si impara a non sprecare ciò che fa parte della vita compresi i beni materiali e il cibo, tutto quello che merita rispetto». 

I dati del Rapporto Italia, presentati dai curatori Luca Falasconi e Filippo Pini dell’Università di Bologna e da Barbara Toci di Ipsos hanno aperto il confronto fra i protagonisti della filiera. 

Filippo Pini e Barbara Toci

Ristorazione virtuosa 

Partendo da valle emerge la soddisfazione di Lino Stoppani, vicepresidente vicario Confcommercio e presidente Fipe, la Federazione che raggruppa ristoranti e pubblici esercizi, che registra come ormai il settore sia in grado di ‘gestire’ gli sprechi nei locali (quasi l’80% è pronto per consegnare al cliente ciò che rimane a pranzi o cene) e rimarca la volontà di andare oltre: «avvertiamo la responsabilità di contribuire alla riduzione dello spreco alimentare sia per la parte che ci compete come settore di attività economica, sia per il ruolo che ogni giorno abbiamo nei confronti di milioni di consumatori nella distribuzione e nella ristorazione. Oltre al proficuo lavoro dell’osservatorio WWI riteniamo sia necessario un supplemento di attenzione da parte delle Istituzioni per arrivare a una metodologia chiara e condivisa di misurazione dello spreco lungo tutta la filiera, perché spesso si fa ancora confusione tra rifiuto e spreco». 

Lino Stoppani

L’impegno sulle piccole e medie imprese 

Sulla stessa lunghezza d’onda il presidente di Federalimentare, Paolo Mascarino che evidenzia come la grande industria del comparto da tempo sia al passo con i tempi e stia fornendo adeguate risposte nel contrasto degli sprechi lungo la catena produttiva, nella gestione delle perdite e nel loro riutilizzo. «I dati del Report lo confermano: l’industria è stabilmente il comparto che spreca meno. Piuttosto qualche criticità la registro sulle piccole e medie imprese e impegnerò Federalimentare con un programma di azioni antispreco specificatamente dedicato alle Pmi». 

Paolo Mascarino

Agricoltura in difficoltà 

Più complessa la situazione a monte, in agricoltura. Il segmento primario ha registrato perdite secondo il Report per oltre 1 miliardo e 300 milioni di euro, con un aumento del 30% rispetto all’anno precedente. Un incremento coerente, secondo Filippo Pini, con la crescente pressione climatica sulle produzioni, che rende le condizioni produttive sempre più difficili per gli agricoltori. Un andamento delle perdite che aiuta a leggere i limiti delle politiche agricole europee nel sostenere l’adattamento del settore. In questo scenario si inseriscono gli interventi di Luca Brondelli di Brondello (Confagricoltura), Stefano Francia (Cia-Agricoltori italiani) e Tommaso Battista (Copagri) che, quasi all’unisono, rimarcano la differenza fra perdite produttive, spesso difficili da evitare, eccedenze, da gestire al meglio, e sprechi veri e propri. Il mondo agricolo punta a una rete logistica che, grazie all’innovazione digitale e alla collaborazione con il terzo settore, connetta le aziende agricole agli enti locali e al volontariato.  Con l’obiettivo di rendere strutturale il recupero dei prodotti, trasformando le eccedenze in una risorsa preziosa per chi ne ha più bisogno. Solo coordinando istituzioni, imprese e cittadini si ridurrà lo spreco, garantendo sostenibilità e vera sicurezza alimentare per tutti. 

Tommaso Battista, Luca Brondelli di Brondello, Stefano Francia

Educazione alimentare cercasi 

Nello stesso tempo l’intera filiera chiede a gran voce di far partire l’educazione alimentare nelle scuole. Proprio un anno fa il ministro dell’agricoltura e della sovranità alimentare Francesco Lollobrigida, alla presentazione del Rapporto 2025 dell’Osservatorio Waste Watcher, aveva dato il via libera ad alcuni progetti su latte e frutta con l’intenzione di ampliarli nel corso dell’anno. 

Invero si è visto pochino. E così molte imprese si sono ‘messe in proprio’. È il caso di Fruttagel che con Cinzia Fontana racconta l’esperienza “Food art, il bello del non sprecare” che la cooperativa sta portando avanti nelle scuole romagnole, affiancata a un’educazione alimentare a livello aziendale con il controllo e la registrazione degli sprechi da parte dei dipendenti. O quello evidenziato da Tonia Sorrentino che con Camst, in collaborazione con Sprecometro, è entrata al Collegio Mondo unito di Trieste con un vero e proprio programma di educazione alimentare e di controllo degli sprechi (si veda l’articolo in questo numero del Magazine). 

Tonia Sorrentino e Cinzia Fontana

«Siamo quelli che trasformano e valorizzano la frutta brutta ma buona – riassume Gabriele Longanesi, amministrazione delegato di Natura Nuova – e l’impegno delle nostre aziende rimane a 360 gradi. Crediamo che far capire quanto siano importanti le politiche anti-spreco sia strategico. Oggi ancora di più considerando la rilevanza acquisita dai bilanci di sostenibilità». 

Gabriele Longanesi

Alimenti, diritti e responsabilità 

Un ponte verso le nuove generazioni la Campagna Spreco Zero lo costruisce con la nomina ad Ambasciatrice Buone Pratiche 2026 di Sara Segantin, giovane giornalista ambientalista che sottolinea come «il cibo racconti chi siamo, dalla terra al piatto: ogni alimento parla di risorse, diritti e responsabilità. È parte della nostra identità e della nostra democrazia. Sprecarlo significa spogliarlo del suo valore umano. Il confronto intergenerazionale e l’uso del digitale aprono uno spazio di responsabilità condivisa: ridurre lo spreco oggi significa far dialogare esperienze e linguaggi diversi, facendo della relazione e del rispetto una scelta collettiva alla base della giustizia ambientale e sociale». 

Sara Segantin

Donometro e dialogo con le Istituzioni 

E, a proposito di dialogo, Giorgio Segrè, curatore dell’app Sprecometro, lancia l’evoluzione Donometro, una piattaforma (gratuita) in grado di mettere in connessione i pubblici esercizi che hanno eccedenze da donare agli enti assistenziali. Un sistema virtuoso che potrebbe limitare ulteriormente i quantitativi sprecati e trovare una sponda anche nelle amministrazioni più sensibili. 

Giorgio Segrè

«Inserire il diritto al cibo nei propri Statuti come abbiamo fatto – evidenzia Daniele Ara, assessore a Scuola e Agricoltura del Comune di Bologna – è una scelta politica. Che si sposa perfettamente con le iniziative anti-spreco e che dovrebbe essere intrapresa da molte amministrazioni, non solo in casi isolati. L’obiettivo deve essere la creazione di una rete connessa di Comuni a spreco zero».  

Daniele Ara

Intanto si guarda avanti con ottica internazionale. Andrea Segrè lancia il sassolino a chiusura della giornata romana: il prossimo Report, quello autunnale dedicato al confronto dei dati dello spreco nei diversi Paesi europei e non, sarà presentato fuori dai patri confini. Forse oltreoceano.  

Articoli recenti

Press Area

Torna su