L’OSSERVATORIO/3

Spreco: dai Boomers alla Gen Z

Cosa ci raccontano le generazioni: la necessità di un patto per non disperdere conoscenze.

di Filippo Pini*

Lo spreco alimentare non è uguale per tutti. Cambia con l’età, con le abitudini e con il modo in cui la vita quotidiana si organizza intorno al cibo. È quanto emerge dal report dell’Osservatorio Waste Watcher International, presentato in occasione della Giornata nazionale di prevenzione dello spreco alimentare, che analizza comportamenti e percezioni delle diverse generazioni italiane. Guardare allo spreco con una lente generazionale rivela un dato interessante: lo spreco tende a diminuire con l’età, ma non necessariamente perché cresce la sensibilità verso il problema. Piuttosto, cambiano le competenze pratiche e il modo in cui la gestione del cibo si inserisce nella routine quotidiana.

Competenze e pratiche diverse 

La Gen Z registra il livello più alto di spreco percepito, con 799 grammi settimanali per famiglia, il 44% in più rispetto alla media nazionale. È una generazione molto attenta e informata, ma che fatica a integrare alcune pratiche di base dell’antispreco nella vita di tutti i giorni. Tra i giovani sono più diffusi comportamenti flessibili e adattivi – come conservare gli avanzi e cercare online ricette per riutilizzarli – mentre risultano più difficili le strategie preventive, come consumare prima gli alimenti deperibili o organizzare frigorifero e dispensa in base alle scadenze. A questo si aggiungono barriere percepite: per il 25% evitare lo spreco è troppo costoso e per il 22% il proprio contributo non farebbe davvero la differenza.

Millennials si collocano a metà strada. Lo spreco percepito è di 750 grammi a settimana (+35% rispetto alla media), ma il problema principale sembra essere il tempo. Il 30% dichiara che adottare comportamenti antispreco richiede troppo tempo, mentre tra le cause di spreco emergono soprattutto dimenticanze (40%), confezioni troppo grandi (33%) e errori nel calcolo delle quantità (32%). È una generazione che prova a pianificare, ma spesso fatica a mantenere continuità nelle pratiche quotidiane. 

Con la Gen X lo spreco scende a 478 grammi settimanali, sotto la media nazionale. Qui la gestione del cibo diventa più pragmatica e routinizzata: si congelano più spesso gli alimenti che non si riescono a consumare, si controllano gli alimenti appena scaduti prima di buttarli e si presta maggiore attenzione alle quantità da cucinare. 

Il livello più basso si registra tra i Boomers, con 352 grammi settimanali. Molte delle loro pratiche antispreco – congelare il cibo, acquistare prodotti di stagione, riutilizzare gli avanzi – sono diventate automatismi quotidiani. Non sorprende quindi che il 30% dichiari di non avere particolari difficoltà ad adottare comportamenti antispreco.

Ricreare un rapporto virtuoso 

Questi dati raccontano qualcosa che va oltre lo spreco alimentare. Mostrano come le competenze legate alla gestione del cibo non siano distribuite in modo uniforme tra le generazioni e come molte pratiche domestiche rischino di perdersi se non vengono trasmesse. Per questo, la sfida non riguarda solo la riduzione dello spreco, ma anche la ricostruzione di un patto generazionale. Le generazioni più giovani possono portare nuove sensibilità e strumenti – dalla consapevolezza ambientale all’uso delle tecnologie – mentre quelle più adulte custodiscono competenze pratiche maturate nel tempo. Rimettere in circolo queste conoscenze, in entrambe le direzioni, può aiutare a ristabilire un equilibrio nello scambio di saperi quotidiani. 

In fondo, lo spreco alimentare non è solo una questione di comportamento individuale: è anche una questione di memoria collettiva. E proprio tra generazioni diverse potrebbe trovarsi una delle chiavi più importanti per ridurlo.

*Segretario scientifico Waste Watcher International Observatory – Ricercatore Università di Bologna

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