Donometro e Fipe, la collaborazione si rafforza
L’intesa con la Federazione dei pubblici esercizi è funzionale allo sviluppo della app nata per favorire la redistribuzione delle eccedenze alimentari ancora perfettamente consumabili.
di Giorgio Segrè e Maria Virginia Fato
Nell’ultimo rapporto dell’Osservatorio Waste Watcher International 2026 sono state analizzate le tendenze dei consumatori in merito alla sostenibilità dei propri comportamenti alimentari e alla necessità di ridurre gli sprechi che possono verificarsi nella fase di consumo fuori casa, come nei ristoranti e/o nei locali pubblici.
In questo contesto, nasce come soluzione l’applicazione Donometro, nata dalla Campagna Spreco Zero e con il solido contributo della Federazione Italiana Pubblici Esercizi (Fipe); l’obiettivo principale della piattaforma è quello di favorire la redistribuzione delle eccedenze alimentari ancora perfettamente consumabili, generando un sistema di collaborazione tra pubblici esercizi per l’appunto e gli enti del Terzo Settore. In questo modo, alimenti che rischierebbero di diventare rifiuti vengono reinseriti nel circuito di consumo, contribuendo alla diffusione di modelli di economia circolare basati sul riutilizzo e sulla valorizzazione delle risorse.
Il valore del recupero
Dall’indagine condotta dall’Osservatorio emerge un’elevata sensibilità al tema, in quanto l’81% degli intervistati dichiara che consuma tutto quello che ordina quando mangia fuori casa, senza che ci siano sprechi, e nel caso in cui si presentino degli avanzi, il consumatore dichiara che chiede di portarli a casa. Il restante 19% si suddivide tra coloro che non mostrano particolare interesse e si limitano a consumare quanto riescono e chi, pur riconoscendo implicitamente il valore del recupero del cibo, prova imbarazzo nel chiedere di portare via gli avanzi. Quest’ultimo aspetto mette in luce un limite di natura culturale e sociale: il contesto pubblico del ristorante può ancora generare una percezione negativa legata alla richiesta della “doggy bag” o del “rimpiattino”, evidenziando come la riduzione dello spreco non sia soltanto una questione logistica, ma anche simbolica, rappresentata da barriere culturali e sociali.

Dal punto di vista dell’azione dei ristoranti, il 47% dei consumatori afferma che il personale ritira il cibo avanzato e lo inserisce in appositi contenitori, proponendo attivamente la possibilità di portarlo a casa. Questa pratica rappresenta un esempio concreto di co-responsabilità tra il ristoratore e il cliente nella prevenzione dello spreco alimentare extra-domestico. Analogamente, il 46% indica che il locale mette a disposizione contenitori solamente quando richiesti.
Sensibilità condivisa
Un dato particolarmente significativo riguarda la frequenza con cui il ristorante propone spontaneamente di portare a casa il cibo non consumato: il 39% non lo propone mai; in questo scenario, strumenti digitali come Donometro possono svolgere un ruolo complementare e strategico. Questo evidenzia una discrepanza e disallineamento delle buone pratiche dei ristoratori ed esercenti tra la disponibilità dei contenitori alimentari (93%), e l’iniziativa comunicativa da parte di essi (pari al 18% come si evince dal grafico). La normalizzazione di tale pratica potrebbe contribuire a ridurre il senso di imbarazzo e a rafforzare una cultura basata sulla sostenibilità condivisa.

Infine, emergono diverse soluzioni che vanno oltre il contesto strettamente ristorativo e riguardano più in generale l’acquisto alimentare dei prodotti. I più giovani (la Generazione Z) mostrano un elevato interesse verso pratiche più sostenibili come l’acquisto di prodotti sfusi e di bevande alla spina, con il 78%, mentre il 77% della quota totale degli intervistati suggerisce la monoporzione come alternativa ai formati più grandi, spesso sproporzionati rispetto al fabbisogno individuale della persona adulta media. Entrambe le soluzioni agiscono sul principio dell’adeguatezza quantitativa, riducendo a monte il rischio di possibili eccedenze.
Nel complesso, i risultati evidenziano che la riduzione dello spreco alimentare fuori casa non dipende esclusivamente dalla volontà individuale del consumatore, ma da un sistema integrato di pratiche, strumenti e comunicazione in cui ristoratori e clienti condividono responsabilità e opportunità di miglioramento.

