L’INTERVISTA – STOPPANI

Stoppani: «Fipe in prima fila contro lo spreco».

Il presidente della Federazione italiana pubblici esercizi rimarca l’impegno dell’associazione. Già distribuiti 30mila contenitori del Rimpiattino. Confermata la collaborazione con Sprecometro e con la nuova iniziativa del Donometro.

di Gianni Gnudi

È il presidente nazionale della Fipe (Federazione Italiana Pubblici Esercizi), riconfermato per il quinquennio 2024-2029, e vicepresidente nazionale vicario di Confcommercio. Ma Lino Stoppani è soprattutto un profondo conoscitore del mondo agroalimentare nazionale. Con 40 anni di esperienza alle spalle e un’innata capacità di leggere le tendenze del settore, alla quale si affianca una storica vicinanza con la Campagna Spreco Zero. 

Presidente, partiamo dalla stretta attualità: la cucina italiana è Patrimonio Unesco. Che significato ha per lei e che impatto può avere per le realtà che lei rappresenta?

Da sempre sosteniamo che la cucina italiana, e con essa la nostra ristorazione, esprime valori culturali, sociali e ambientali che vanno oltre la dimensione economica che pure è estremamente rilevante. Oggi questi valori hanno ottenuto un riconoscimento straordinario che dobbiamo anzitutto interpretare correttamente sapendo che non riguarda un prodotto o una ricetta ma un modo di intendere il cibo e la tavola. Inoltre, il riconoscimento non è solo un punto di arrivo ma anche un punto di partenza che richiede impegno e responsabilità nelle azioni di tutela e valorizzazione di questo patrimonio. 

Qual è lo stato di salute dei pubblici esercizi? Come si sta muovendo il settore e quali sono le tendenze evolutive?

Il nostro settore presenta luci e ombre. Luci perché è un settore in crescita come dimostrano i dati sulla dinamica dei consumi, dell’occupazione e delle imprese. Ma proprio riguardo alle imprese va detto che questa crescita non è sempre interpretabile in modo positivo. Assistiamo a un turnover imprenditoriale importante con tante chiusure a dimostrazione della presenza di un mercato fortemente competitivo ma anche di una certa approssimazione nell’avviare attività in questo settore. Occorrono competenze professionali sempre più difficili da trovare ma anche competenze manageriali che consentano di affrontare il cambiamento. 

Notizia recentissima: Confcommercio entra in Nextalia, piattaforma indipendente di riferimento nei private market in Italia e sarà lei a rappresentarla. Che significato ha questa mossa e cosa vi aspettate?

L’adesione di Confcommercio al progetto Nextalia non ha finalità di investimento. In un momento in cui c’è bisogno di un rilancio dell’economia reale e di favorire l’accesso al credito di tutte le imprese, a prescindere dalla loro dimensione, abbiamo ritenuto importante stare dentro quest’istituzione finanziaria anche per comprendere le logiche e le strategie di questo mondo.

Lei da sempre è vicino alla Campagna Spreco Zero e a Sprecometro. Facciamo il punto sulla collaborazione e sulle iniziative in essere.

Torno alla prima domanda dicendo che il cibo non è una merce qualunque. Se partiamo da qui il contrasto allo spreco alimentare è un obiettivo naturale di chi fa il nostro mestiere. Devo dare atto all’Osservatorio Waste Watcher di aver acceso un faro su questo fenomeno migliorandone conoscenza e attenzione ma anche favorendo la messa a punto di strumenti di contrasto. In tale ambito abbiamo sposato la causa dello Sprecometro ampliandone l’uso ai consumi nella ristorazione e avviato una collaborazione per lo sviluppo del Donometro, un’app in grado di favorire il recupero di materie prime alimentari nelle piccole attività di ristorazione.

Qual è la risposta dei pubblici esercizi alle sollecitazioni della Fipe sul fronte anti-spreco? Piccole e grandi realtà si stanno adeguando a tempi in cui evitare sprechi è più che una necessità?

Come Fipe abbiamo promosso l’iniziativa del Rimpiattino (la doggy bag all’italiana): finora abbiamo distribuito circa 30mila contenitori nell’ambito di una campagna di comunicazione contro lo spreco alimentare che ha coinvolto decine di nostre associazioni territoriali. Devo dire che abbiamo trovato una situazione confortante perché tra gli imprenditori esiste una diffusa consapevolezza sulla necessità di salvaguardare i valori del cibo anche riducendone lo spreco, sia nelle fasi di approvvigionamento e preparazione che in quelle di consumo. Dall’osservatorio emerge infatti che nei ristoranti la possibilità di portarsi a casa il cibo ordinato ma non consumato è ampiamente diffusa. Si tratta di un impegno di lungo respiro che deve accompagnare anche un cambiamento culturale nella gestione delle risorse.

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