L’OSSERVATORIO 

Il paradosso della generazione “in tempo reale” 

La generazione Z appare molto reattiva, spesso creativa nel trovare soluzioni “al momento”, ma meno solida nella costruzione di una strategia stabile. I dati Waste Watcher International.

di Luca Falasconi

In attesa che la nuova indagine di inizio anno ci proponga i dati aggiornati e soprattutto condivida i risultati dell’indagine intergenerazionale che è stata condotta, vogliamo continuare a leggere assieme a voi la fotografia sulla Generazione Z emersa con la precedente indagine.

C’è una parola che racconta bene la relazione tra Generazione Z e spreco alimentare: tempo. Non tanto (o non solo) come risorsa che manca, ma come lente attraverso cui leggere abitudini, priorità e strategie quotidiane. I dati Waste Watcher International 2025 mostrano una Gen Z che, sulla carta, non è affatto disinteressata: l’attenzione al cibo e alla preparazione dei pasti è alta (88%), ma l’intensità di questa attenzione si abbassa quando entra in gioco la gestione concreta della routine, tra studio, impegni, mobilità e giornate frammentate.

È qui che nasce un paradosso interessante: la Generazione Z appare molto reattiva, spesso creativa nel trovare soluzioni “al momento”, ma meno solida nella costruzione di una strategia stabile. Lo si nota già dalla spesa: controllare frigo e dispensa prima di acquistare è un gesto semplice, eppure meno frequente rispetto al campione nazionale. Non è un dettaglio banale, perché è spesso proprio lì che inizia lo spreco: acquisti duplicati, prodotti dimenticati, scelte fatte “a intuito”, magari in mezzo a mille altre cose.

Se guardiamo la frequenza, il dato è ancora più eloquente: tra i giovani cresce la quota di chi butta cibo più volte a settimana, e aumentano anche gli episodi quotidiani. Ma non è lo spreco “grande” a dominare: sembra piuttosto uno spreco fatto di micro-errori ripetuti, piccole quantità che finiscono nel bidone perché si è cucinato troppo, perché un alimento è rimasto nascosto in fondo al frigorifero o perché si è comprata una confezione troppo grande rispetto ai reali bisogni.

E proprio la questione delle confezioni apre un tema nuovo: spesso ai consumatori si chiede di essere più attenti, ma una parte della responsabilità riguarda anche l’offerta. Se un giovane vive da solo o con coinquilini e trova più facilmente formati “familiari” che porzioni flessibili, la scelta antispreco diventa più difficile. In questo senso, la Gen Z ci mostra che il problema non è solo educativo, ma anche organizzativo e di sistema

Eppure, dentro questo quadro, c’è anche un segnale promettente: quando si tratta di recuperare gli avanzi, la Generazione Z dimostra una maggiore propensione a cercare soluzioni immediate, soprattutto online. Ricette, idee, riutilizzi creativi: è una forma di “cucina adattiva”, che trasforma ciò che resta in qualcosa di nuovo, spesso in tempi rapidi. Non sempre congela, non sempre pianifica, ma prova a rimediare. È un approccio meno metodico, ma potenzialmente potente. 

La sfida, allora, non è convincere la Gen Z che lo spreco sia un problema (lo sa già), ma aiutarla a passare dalla sensibilità all’automatismo: pochi gesti, ripetuti e semplici, capaci di funzionare anche quando il tempo scarseggia. Perché se è vero che questa generazione vive “in tempo reale”, è proprio lì che si gioca la partita: rendere l’antispreco non un compito in più, ma un’abitudine possibile. 

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