OBIETTIVO: RESTITUIRE AL CIBO IL SUO VALORE!
LA “DEDICA” ALLA VISIONE FRANCESCANA, CON L’INTERVENTO DEL POETA E SCRITTORE DAVIDE RONDONI.
La presentazione del nuovo Rapporto Waste Watcher International “Il caso Italia” 2026 è stata l’occasione per riunire oggi a Roma la filiera agroalimentare italiana. Un evento introdotto nel “segno” di San Francesco, con la lectio inaugurale del poeta e scrittore Davide Rondoni, presidente del Comitato Nazionale per l’ottavo centenario della morte di San Francesco d’Assisi (2026),: «si impara a non sprecare se si ha l’idea della vita come alternativa allo spreco – ha spiegato Rondoni– La vita non è uno spreco, non lo è il tempo, non lo è l’amore, non lo è il dolore, non lo è la fatica. Se la vita non è uno spreco, si impara a non sprecare ciò che fa parte della vita compresi i beni materiali e il cibo, tutto quello che merita rispetto perchè fa parte di qualcosa che non va sprecato».
Luca Falasconi, coordinatore del Rapporto “Il caso Italia” 2026, ha spiegato che «i dati Waste Watcher evidenziano un paradosso che non possiamo ignorare. Lo spreco alimentare convive con una crescente insicurezza alimentare, soprattutto tra i più giovani. Questo significa che il tema non è solo ambientale, ma anche sociale ed economico. Sprecare meno non è una “rinuncia”: è una forma di efficienza domestica che libera risorse, protegge il reddito familiare e valorizza il cibo acquistato. Oggi sappiamo che le cause principali dello spreco sono organizzative: cattiva conservazione, dimenticanza, sovra-acquisto. Per questo la sfida vera non è aumentare la sensibilità, ma trasformarla in abitudini automatiche e strumenti semplici: pianificare meglio, vedere ciò che c’è in frigo, dare priorità ai prodotti più deperibili. È una transizione culturale, fatta di scelte quotidiane, che può avvicinare l’Italia agli obiettivi dell’Agenda 2030». Ha confermato il Segretario scientifico Waste Watcher, Filippo Pini, che «idati sulle perdite alla base della filiera agroalimentare italiana, che quest’anno ammontano a oltre 1 miliardo e 300 milioni (per l’esattezza 1.294.364.373 €), indicano un aumento del 30,9% rispetto all’anno precedente. Un incremento coerente con la crescente pressione climatica sulle produzioni, che rende le condizioni produttive sempre più difficili per gli agricoltori. L’andamento delle perdite aiuta a leggere i limiti delle politiche agricole europee nel sostenere l’adattamento del settore.È, quindi, su un sistema già sotto pressione che si innesta l’accordo con il Mercosur: senza una piena reciprocità sugli standard di produzione, il rischio è aggravare le difficoltà economiche che oggi sono alla base delle proteste degli agricoltori». «Come sistema Confcommercio – ha dichiarato Lino Stoppani, Vicepresidente vicario Confcommercio, Presidente Fipe – avvertiamo la responsabilità di contribuire alla riduzione dello spreco alimentare sia per la parte che ci compete come settore di attività economica e sia per il ruolo che ogni giorno abbiamo nei confronti di milioni di consumatori nella distribuzione e nella ristorazione. Apprezziamo e sosteniamo gli sforzi che da anni compie l’osservatorio WWI perché le azioni non possono prescindere dalla conoscenza dei fenomeni. Su questo riteniamo, tuttavia, che sia necessario un supplemento di attenzione da parte delle Istituzioni per arrivare ad una metodologia chiara e condivisa di misurazione dello spreco lungo tutta la filiera, perché spesso si fa ancora confusione tra rifiuto e spreco».
La scrittrice e giornalista Sara Segantin, Ambasciatrice per il Patto Climatico Europeo e cofondatrice di FridaysForFuture Italia, per tutto il 2026 Ambasciatrice di Buone pratiche della campagna pubblica di sensibilizzazione Spreco Zero, ha ricordato che «il cibo racconta chi siamo, dalla terra al piatto: ogni alimento parla di risorse, diritti e responsabilità. È parte della nostra identità e della nostra democrazia. Sprecarlo significa spogliarlo del suo valore umano. Il confronto intergenerazionale e l’uso del digitale aprono uno spazio di responsabilità condivisa: ridurre lo spreco oggi significa far dialogare esperienze e linguaggi diversi, facendo della relazione e del rispetto una scelta collettiva alla base della giustizia ambientale e sociale». «Più che di spreco, in agricoltura è corretto parlare di eccedenze dovute a fattori climatici o dinamiche di mercato – ha evidenziato Luca Brondelli di Brondello, Vicepresidente Confagricoltura – Gestirle è un dovere ambientale e sociale. Per farlo, puntiamo su una rete logistica che, grazie all’innovazione digitale e alla collaborazione con il terzo settore, connetta le aziende agricole agli enti locali e al volontariato. L’obiettivo è rendere strutturale il recupero dei prodotti, trasformando le eccedenze in una risorsa preziosa per chi ne ha più bisogno». «I dati Waste Watcher continuano a preoccupare, ma tracciano una rotta: unire l’esperienza dei senior alla tecnologia dei giovani – ha spiegato Stefano Francia, Presidente Regionale Cia- Agricoltori Italiani – Per vincere serve un patto tra produttori e consumatori e una filiera unita che trasformi le eccedenze in risorse. Come agricoltori lavoriamo per ridare al cibo il suo valore primario, superando la logica di merce. Solo coordinando istituzioni, imprese e cittadini si ridurrà lo spreco, garantendo sostenibilità e vera sicurezza alimentare per tutti». «La lotta allo spreco alimentare non è solo una responsabilità etica: è una scelta industriale e culturale che coinvolge l’intera filiera agroalimentare. Da oltre trent’anni valorizziamo frutta e ingredienti vegetali con processi efficienti e a basso impatto, nel rispetto dell’ambiente – ha sottolineato Gabriele Longanesi, Presidente Cluster Agrifood Emilia-Romagna e CEO Natura Nuova – Come azienda crediamo che innovazione, cultura del cibo, attenzione alla sostenibilità e uso consapevole delle risorse siano leve fondamentali per trasformare ogni scelta in un’azione quotidiana concreta e condivisa». E Paolo Cristofori, direttore generale Fruttagel, ha testimoniato che«i dati sullo spreco alimentare, seppur in miglioramento, restano allarmanti: ogni anno tonnellate di cibo, risorse e lavoro vengono perduti. Come Cooperativa di trasformazione agroalimentare, Fruttagel è impegnata da anni nella lotta agli sprechi lungo la filiera. Promuove la cultura antispreco con il progetto “Dal campo al banco con Ortilio”, migliora l’efficienza dei processi, valorizza i sottoprodotti in ottica di economia circolare e sostiene un cambiamento dell’attuale modello di consumo, verso scelte più sostenibili e responsabili. Insieme possiamo farcela!»

