Si spreca meno a nord (516 g -7%) e più a sud (591,2 g +7%), poco più al centro (570,8 g +3%), sprecano meno le famiglie con figli (-10%) e i Comuni fino a 30mila abitanti (-8%).

Nella hit dei cibi sprecati la frutta fresca (22,2 g), la verdura fresca (20,6 g) e il pane fresco (19,6 g), segue l’insalata (18,8 g) e cipolle/aglio/tuberi (17,2 g). Solo il 4% degli italiani dichiara di non cucinare, perché non ama farlo.

Si spreca un po’ meno a nord (516 grammi settimanali, -7%) e un po’ più a sud (591,2 grammi settimanali, +7%), poco più al centro (570,8 grammi settimanali, +3%),sprecano meno le famiglie con figli (-10%) e i Comuni fino a 30mila abitanti (-8%). Nella hit dei cibi sprecati svettano la frutta fresca (22,2 g a settimana), la verdura fresca (20,6 g) e il pane fresco (19,6 g), segue l’insalata (18,8 g) e cipolle/aglio/tuberi (17,2 g).

Se in generale gli italiani sprecano per cause prevalentemente organizzative – cattiva conservazione del cibo nel 38% dei casi, dimenticanza per il 33% e sovra-acquisto per il 28% – le giovani generazioni sprecano per un contesto di “fragilità cumulative”:le principali barriere sono dimenticanza, fatica, tempo e costi percepiti, soprattutto tra i giovani, insieme a un minore senso di efficacia individuale. Sul piano strettamente organizzativo, capita di dimenticare il cibo fino alla scadenza per uno Z su due (49%) contro un Boomer su 5 (21%), e di calcolare in modo errato le quantità di cibo necessario per il 40% degli Z contro il 17% dei Boomers. La difficoltà di conservare correttamente il cibo cala drasticamente con l’età: per la gen Z arriva al 35%; nei Boomers e del 12%. Così come la difficoltà di riutilizzare gli avanzi per la gen. Z tocca quota 43%; nei Boomers vale solo per uno su 5 (22%). Questo significa che le competenze domestiche si acquisiscono nel tempo, mentre ilsovra-acquisto è una componente chiave dello spreco giovanile: acquistare troppo o in confezioni grandi è molto più diffuso tra i gen. Z (rispettivamente 38% e 36%) rispetto ai Boomers (21% e 16%), una attitudine legata al senso di insicurezza alimentare che gli Z esprimono quest’anno come un vero e proprio allarme. Tuttavia, la deperibilità di frutta e verdura resta un problema trasversale alle generazioni ed è spesso attribuita all’origine dei prodotti acquistati e ai sistemi di conservazione nella filiera del cibo, più che ai comportamenti individuali. La riduzione dello spreco passa soprattutto dalla gestione del cibo già acquistato: in tutte le generazioni, le priorità principali sono mangiare prima il cibo a rischio e congelare, mentre la pianificazione rigida dei pasti resta marginale.

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