L’indice di insicurezza alimentare è uno dei dati di riferimento del Rapporto “Il caso Italia 2026” di Waste Watcher: misura la difficoltà di accesso a cibo sufficiente, sicuro e nutriente, utilizzando strumenti come la scala FIES (Food Insecurity Experience Scale) dell’ONU, che indaga la preoccupazione, la qualità e la quantità del cibo. La nuova rilevazione denota un significativo aumento nell’allarme sociale, perché l’indice sale di mezzo punto rispetto all’ultima rilevazione 2025, toccando quota 14,36 – confermandosi quindi un fenomeno strutturale e non marginale – con un incremento del 28% a sud e addirittura del 50% per i giovani della generazione Z. Se il divario territoriale è netto, il rischio si presenta molto più elevato nelle periferie (+13%), mentre risulta significativamente più basso nel Nord (–15%) e nelle aree rurali (–15%). Le disuguaglianze sociali sono il fattore più critico: il ceto popolare presenta un rischio oltre triplo (+218%), contro una forte protezione del ceto medio (–51%). Emergono forti differenze generazionali: l’insicurezza alimentare cresce passando dai Boomers (–32%) alla gen Z (+50%), indicando una maggiore vulnerabilità dei più giovani, che tendono a privilegiare l’acquisto massivo di cibo in grandi formati, ma sono anche più disponibili a lavorare sull’organizzazione del loro frigorifero in chiave antispreco. Lo scenario predittivo, più mite dell’insicurezza attualmente percepita, rafforza tuttavia queste fratture: il rischio è ancora più sopra la media rispetto all’attuale per Sud (+43%), periferie (+22%) e gen Z (+48%), segnalando una vulnerabilità persistente nel tempo.
Nel 2026 è allarme sociale per l’indice di insicurezza alimentare che sale di mezzo punto dal 2025, toccando quota 14,36. A sud aumenta del 28% e sale addirittura del 50% per la Generazione Z: i giovani privilegiano per questo l’acquisto del cibo in grandi formati, ma sono più disponibili a lavorare sull’organizzazione del loro frigorifero in chiave antispreco.

