LA FILIERA 2026 DEL CIBO SPRECATO VALE OLTRE 13 MILIARDI. DI QUESTI, 7 MILIARDI e 363 MILIONI SOLO NELLE CASE DEGLI ITALIANI

Costi vertiginosi (lo spreco domestico vale quanto lo stanziamento Piano Case Italia 2026), su cui c’è ampio margine di miglioramento.

Waste Watcher ha monitorato il comportamento degli italiani nel mese di gennaio 2026, attraverso l’indagine condotta con metodo CAWI, promossa da Spreco Zero con l’Università di Bologna – Dipartimento di Scienze e Tecnologie Agroalimentari e Last Minute Market su monitoraggio Ipsos – Doxa (campione di 2000 casi rappresentativi della popolazione generale).

I risultati dimostrano che miglioriamo arrivando a 554 grammi di cibo gettato pro capite ogni settimana“solo” 79,14 grammi ogni giorno che ciascuno di noi spreca. Ma la somma delle perdite e degli sprechi alimentari tocca cifre vertiginose: vale infatti oltre 13 miliardi e mezzo la filiera 2026 del cibo sprecato in Italia, (per l’esattezza13.510.742.551 € (dati elaborati dall’Università di Bologna – DISTAL / Waste Watcher sulle fonti di riferimento), pari a oltre 5 milioni di tonnellate di cibo (nel dettaglio: 5.124.631). E vale 7 miliardi e 363 milioni solo nelle nostre case: una cifra, quest’ultima, che corrisponde allo stanziamento Piano Case Italia 2026, su cui abbiamo ampio margine di miglioramento. Nella distribuzione il costo dello spreco vale quasi 4 miliardi (3.989.537.308 €) e nell’industria oltre 862 milioni €.

Lo spreco in campo costa invece oltre un miliardo (1.294.364.373 €). Spiega il direttore scientifico dell’Osservatorio Waste Watcher International Andrea Segrè, fondatore della Giornata nazionale di Prevenzione dello spreco alimentare: «i dati del Rapporto Waste Watcher 2026 ci dicono con chiarezza che la sfida dello spreco alimentare non si vince contrapponendo le generazioni, ma mettendole in relazione. I Boomers oggi sono la locomotiva della prevenzione: hanno interiorizzato nel tempo competenze di cura, di gestione del cibo e di riuso che li portano già vicino agli obiettivi dell’Agenda ONU 2030.

La Generazione Z, invece, è più fragile sul piano organizzativo ma possiede un capitale decisivo: la padronanza degli strumenti digitali e la disponibilità al cambiamento. È qui che nasce l’intelligenza intergenerazionale: quando l’esperienza incontra la tecnologia, quando il sapere pratico dei più anziani viene tradotto in nuovi linguaggi dai più giovani. Solo favorendo questo scambio – nelle famiglie, nelle scuole, nelle comunità e anche nei luoghi del cibo fuori casa – possiamo davvero dimezzare lo spreco alimentare entro i prossimi quattro anni, come chiede la Campagna Spreco Zero. Lo spreco non è solo una questione di consapevolezza, ma di competenze condivise: e il futuro passa dalla capacità di farle circolare tra le generazioni».

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