Buona Pasqua 2021! Con l’augurio di una rinnovata “normalità”, e le parole di Matteo Zuppi/Andrea Segrè

Arriva Pasqua 2021, e anche quest’anno ci ritroveremo per lo più nelle nostre case: il pianeta non è ancora “guarito” dalla pandemia coronovirus. Il primo pensiero va alla speranza di ritrovare presto la nostra “normalità”, ed è l’augurio che porgiamo a tutti voi. Sì, ma quale “normalità”, quale significato possiamo dare a questa parola nel tempo rimasto sospeso del covid 19?

Uno spunto arriva dalle parole incrociate del Cardinale Matteo Zuppi, che si sono confrontati sui profondi cambiamenti in corso e sul nostro futuro. Il risultato è il libro “Le parole del nostro tempo” (Edizioni Dehoniane), che attraverso due prospettive, una spirituale e religiosa, l’altra laica e scientifica, rilegge undici parole capaci di delineare gli aspetti principali del nostro modo di essere, di avere, di vivere, di credere: sono Relazione, Lavoro, Consumo, Ambiente, Cibo, Integrazione, Globalizzazione, Povertà, Economia, Etica e, appunto, Normalità …

RITROVARE LA “NORMALITÀ”: MATTEO ZUPPI, ANDREA SEGRÈ

MATTEO ZUPPI

C’è sempre una dialettica tra la normalità e ciò che non rientra in essa, che la cambia, che l’allarga, che la provoca. Quando non c’è più questa dia­lettica, si diventa sclerotici e ripetitivi, e la speranza si riduce a cercare di mantenere quello che si è e che si ha. Una speranza del genere è inevitabilmente destinata a deludere e, soprattutto, è sintomo di vec­chiaia! La normalità, allora, diventa muro, barriera, malcontento: la vita andrà comunque avanti e ci cambierà ugualmente, ma noi non saremo più in grado di ritrovarci in essa e di comprenderla.

In questi mesi, segnati dal covid-19, molti si chiedono: «Torneremo alla normalità? Tutto tornerà come prima?». Tra le tante, è interessante la risposta di uno scrittore-filosofo francese, Michel Houellebecq, che dice che non torneremo come prima, anzi, che saremo peggio di prima, perché, secondo lui, la normalità, quando viene provocata, si irrigidisce ancora di più. Una normalità che non riesce a cambiare, infatti, rischia l’indurimento totale.

Dobbiamo rilevare che, a essere sinceri, non siamo mai stati capaci di cambiare, soprattutto nelle strutture della nostra vita e della nostra anima, nonostante tante opportunità e tante «irruzioni» della storia che hanno messo in discussione il normale e le sue chiusure. Dagli anni Settanta a oggi, dal terrorismo, all’uccisione di Moro, alle Torri Gemelle, alla crisi economica: ci sono state tante occasioni che richiedevano cambiamento e uscita da una normalità vecchia per cercare punti di riferimento per nuove normalità, ma poco è stato fatto. Se l’uomo, infatti, manca di interiorità e discernimento, rimarrà sempre superficiale e incapace di un reale cambiamento.

ANDREA SEGRE’

Eppure uscirne si può, se non altro ci dobbiamo provare. Interroghiamoci su che cosa significa normalità. Per un soldato in guerra, dopo aver sparato molte volte, diventa normale uccidere il nemico. È normale per un ladro rubare; per un truffatore ingannare; per un assassino uccidere. Ma è anche normale fermarci con il semaforo rosso, curare un ammalato, non gettare i rifiuti per terra, aiutare una persona in difficoltà. La normalità – che di per sé non è necessariamente buona o cattiva, positiva o negativa – ci deve dunque far pensare agli effetti delle nostre azioni «normali»: su noi stessi, sugli altri, sull’ambiente naturale. È questo il punto. Se normale è ciò che fanno i più e più spesso, la normalità diventa prima «media» e poi «mediocrità» quando non ci do­mandiamo (più) l’effetto che fanno le no­stre azioni. Quando cioè l’azione normale provoca degli impatti negativi. Così si giustifica tutto, anche comportamenti, azioni che danneggiano gli altri o l’ambiente. È la «normalità del male», per parafrasare il libro di Hannah Arendt.

Ma chi stabilisce cos’è bene o male, buono o cattivo, positivo o negativo, giu­sto o ingiusto? Come si fa ad arrivare alla «normalità del bene»? Che fare, concretamente, per promuovere una «nuova» normalità? La chiave sta nell’istruzione che fa crescere la conoscenza, la capacità di analisi e la coscienza critica delle persone. La conoscenza e il ragionamento possono permettere che le singole persone comprendano autonomamente, e quindi scelgano libera­mente e spontaneamente, gli effetti che le azioni – dall’acquisto di un bene all’uso di un mezzo di locomozione – provocano su loro stesse, sugli altri, sull’ambiente che ci circonda. L’educazione, la scuola in senso generale, rappresenta la miglior garanzia per una vera libertà della normalità: quella di poter scegliere in modo consapevole, sviluppando una conoscenza e dunque anche una coscienza per l’ambiente, l’alimentazione, l’economia, la società… Questa sì che sarebbe una novità!

(per gentile concessione di Edizioni Dehoniane)

ANCHE A PASQUA MEDITERRANEO È MEGLIO

Facciamocene una ragione: la convivenza con il covid sarà lunga. Per decidere su quale cibo puntare, a maggior ragione in questo periodo di mobilità azzerata, prendiamo come riferimento la piramide alimentare e facciamo in modo che gli alimenti alla base, frutta e verdura, non ci manchino mai. E poi, via via, risaliamo la nostra piramide: i legumi e le proteine vegetali, il pesce, le fibre, carne q.b., ma anche qualche carboidrato possibilmente integrale e zuccheri q.b. La Dieta Mediterranea è il miglior alleato per tenerci in salute anche in queste settimane di Quarantena.

Dopo il primo lockdown 4 italiani su 10 hanno cambiato il loro stile alimentare e 6 italiani su 10 dichiarano di privilegiare abitualmente un regime nutrizionale ispirato alla dieta mediterranea perché più salutare, con cibi freschi, molta frutta e verdura, legumi e proteine prevalentemente vegetali. Italiani dunque consum-attori: protagonisti della loro spesa e non vittima di carrelli assemblati in modo estemporaneo. Lo ha evidenziato l’indagine Waste Watcher “Il cibo è un vaccino? A tavola con gli italiani nel 2020 pandemico”, realizzata in occasione del 16 novembre 2020, decennale della proclamazione della Dieta Mediterranea a patrimonio immateriale UNESCO. La ricerca andava di pari passo con la “scoperta” di una tesi di laurea discussa il 10 novembre all’Università di Bologna: scegliere mediterraneo permette di risparmiare 7 € alla settimana: il carrello per la spesa della dieta mediterranea non è solo più salutare, ma anche più conveniente e costa 46,27€ per i menu settimanali, a differenza di quello standard che ha un costo di 53,55€. Alimentarsi in modo sano e sostenibile dunque è alla portata del consumatore medio come dimostra la tesi di Mara Berengoi “La dieta mediterranea e le abitudini alimentari degli italiani: un confronto dal punto di vista economico e nutrizionale”, relatore il prof. Andrea Segrè, correlatore il prof. Luca Falasconi, Università di Bologna, 10 novembre 2020.   

E IN OCCASIONE DELLA PASQUA 2021 A BOLOGNA RIAPRE IL PUNTO VENDITA CAAB “ALL’ORTOMERCATO”, PER LA SPESA AL DETTAGLIO

Nel conto alla rovescia verso le festività Pasquali riapre uno dei riferimenti bolognesi per la spesa salutare, certificata e conveniente, “All’Ortomercato” è il punto vendita del CAAB, Centro Agroalimentare di Bologna, per l’acquisto di ortofrutta stagionale a prezzi più che ragionevoli per le esigenze dell’economia familiare. Un’attività storica che riparte, dopo un quadriennio di sospensione, in una postazione rinnovata e riallestita: circa 400 mtq a disposizione dei consumatori bolognesi per spaziare nella verdura e nella frutta di stagione, italiana e di produzione più possibile km0, ogni giovedì e venerdì dalle 15 alle 19 e il sabato mattina dalle 8 alle 13, all’indirizzo di via Paolo Canali 15 (interni A e B) negli spazi della Nuova Area Mercatale. Proprio nel tiepido clima di aprile matura uno dei germogli più preziosi dell’orto di primavera, l’asparago, e in queste settimane l’orto della nuova stagione comincia ad entrare a regime con le prime verdure seminate a inizio anno: rucola, scarola, songino e lattuga, biete da coste e da taglio, rapanelli e carote, naturalmente anche i carciofi spiccano nel punto vendita CAAB gestito da Befer Fruit, insieme agli ortaggi invernali ancora disponibili, dai cavoli ai piselli, alle verdure a lunga conservazione. E nel frutteto di aprile, con le primizie della primavera restano disponibili agrumi e arance di varietà tardive insieme a mele, pere, kiwi e banane. Il tutto acquistabile in cassa, corredato dai certificati CAAB SGS: «nel lungo anno pandemico, riaprire “All’ortofrutta” è il nostro segnale di concreta vicinanza ai cittadini – spiega il presidente CAAB Andrea Segrè – Orari più ampi e comodi, nelle giornate che abitualmente si dedicano alla spesa settimanale, e costi più che ragionevoli per prodotti agroalimentari sani e salutari potranno favorire l’accesso dei consumatori.  La sicurezza sarà un valore di riferimento all’ “Ortofrutta”: sono circa 25mila i controlli fitosanitari già effettuati dall’inizio dell’anno, sull’ortofrutta commercializzata da CAAB, che resta l’unica struttura italiana a poter garantire il riconoscimento della certificazione internazionale SGS. Sicurezza alimentare, ma anche e soprattutto presidio della salute: frutta e verdura sono i pilastri della dieta mediterranea e ogni cittadino deve aver garantito l’accesso al cibo sano, ad un costo equo. Non è un caso che le Nazioni Unite abbiano proclamato il 2021 pandemico “anno internazionale della frutta e della verdura”: CAAB da due decenni promuove campagne capillari di educazione alimentare, ed è consapevole dell’importanza di uno stile di vita basato sulla fruizione di alimenti salutari».

Il database CAAB dispone di oltre un milione di dati, essenziali per indirizzare le analisi e lavorare in chiave di prevenzione e tutela della sicurezza alimentare. Nella Nuova Area Mercatale CAAB operano oggi 17 Aziende grossiste, 5 Cooperative associate che raggruppano 290 produttori ortofrutticoli, 80 Aziende Agricole e 2 Organizzazioni di produttori per servire oltre 2mila clienti. Una struttura che, grazie all’efficienza della sua innovativa piattaforma logistica, è diventata esemplare per omologhe realtà mercatali internazionali, dalla Francia al Belgio, Brasile, Cina, Giappone, Stati Uniti.

Info e dettagli: caab.it

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