Dentro i supermercati per capirci di più
Dentro i supermercati per capirci di più

Dentro i supermercati per capirci di più

Clara Cicatiello, Gruppo Noise, Università della Tuscia

Sala riunioni di un punto vendita Conad (cooperativa PAC2000A), uno dei 16 che hanno partecipato all’indagine sulla quantificazione degli sprechi alimentari promossa dal progetto REDUCE. Otto capireparto da un lato del tavolo. Due ricercatori del gruppo Noise dall’altro. “Buongiorno, prima di tutto le presentazioni, siamo ricercatori dell’Università della Tuscia”. Se avessimo potuto leggere nella mente delle persone che avevamo davanti, probabilmente avremmo visto un grande punto interrogativo: “e ora che vorranno? non gli avevamo già mandato tutti i dati?”. Prontamente, Emanuele risponde alla domanda inespressa, chiarendo un concetto chiave: a noi i dati non bastano. I dati sono fondamentali, raccontano la “verità oggettiva” del fenomeno che stiamo studiando, si possono elaborare in mille modi per mostrare mille cose diverse, impossibili da vedere “a occhio”. Ma ugualmente non bastano. Quando si fa ricerca applicata, cioè si studia un fenomeno non solo per conoscerlo meglio, ma anche per trovare soluzioni pratiche, non può mancare il confronto con chi lavora sul campo tutti i giorni. Nel nostro caso – la quantificazione degli sprechi alimentari nella grande distribuzione – abbiamo quindi deciso di organizzare degli incontri con chi quotidianamente gestisce i prodotti alimentari in entrata e in uscita nei punti vendita: i capi reparto.

Durante questi incontri, dopo aver mostrato i risultati delle elaborazioni che abbiamo fatto sui dati forniti dai punti vendita, e che restituiscono una fotografia delle quantità e tipologie dei prodotti alimentari che finiscono per essere smaltiti, abbiamo raccolto le opinioni dei capi reparto su questi risultati. Abbiamo poi proposto una discussione guidata sulle cause dello spreco di prodotti alimentari negli ipermercati e supermercati. Man mano che andava avanti la discussione, il cartellone alle nostre spalle si popolava di post-it, ognuno dei quali indicava una causa.

Adesso, un ricercatore che fa bene il suo lavoro – e noi cerchiamo di farlo bene – conosce a memoria gli studi scientifici che si sono occupati in passato del fenomeno che gli interessa; quindi, noi sapevamo già, dalle decine di articoli scientifici che trattano lo spreco alimentare nella distribuzione, quali sono le maggiori cause per cui nei supermercati si buttano prodotti alimentari. Infatti, molte di queste cause erano presenti sul cartellone. Ma, indovinate un po’, ce n’erano anche di altre, segnalate dai capi reparto e non riportate in letteratura. Riguardando quei cartelloni, oggi, non possiamo fare a meno di pensare che, ecco, è proprio per quello che siamo andati lì dentro i supermercati e gli ipermercati. Perché, alla fin fine, nel nostro campo anche il più preciso dei dati può non dire tutta la verità.